AVVIAMENTO OBBLIGATORIO


A. In genere    B. Rifiuto di assumere l'avviato obbligatorio    C. Assegnazione di mansioni    D. Licenziamento in prova    E. Pubblico impiego


A. In genere

  1. Il requisito del numero minimo dei dipendenti (superiore a 35) stabilito dall'art. 11 L. 482/68 per i datori di lavoro destinatari dell'avviamento obbligatorio ha un ambito di riferimento esteso all'intera azienda o attività esercitata (Pret. Milano 14/1/95, est. Atanasio, in D&L 1995, 589)
  2. Gli invalidi al lavoro di età superiore ai 55 anni, a norma dell'art. 1, L. n. 482/1968, non possono essere iscritti nelle speciali liste di collocamento obbligatorio previste dall'art. 19 legge cit., né tale divieto può ritenersi venuto meno a seguito dell'entrata in vigore della L. n. 127/1997 (che ha abolito il limite di età per la partecipazione ai concorsi indetti dalle pubbliche amministrazioni), atteso che tale legge non ha espressamente abrogato il limite di età per l'iscrizione al collocamento degli invalidi previsto dalla norma sopra citata né può ritenersi intervenuta un'abrogazione tacita di tale norma, in quanto le due leggi hanno campi di applicazione, realtà di riferimento e finalità non perfettamente coincidenti, onde non è dato cogliere tra le medesime quell'incompatibilità tra la norma successiva e la precedente idonea a configurare un'ipotesi di abrogazione tacita; ne consegue che, pur dopo l'entrata in vigore della citata L. n. 127/1997, ai fini del conseguimento dell'assegno di invalidità o della pensione di inabilità, per l'invalido ultracinquantacinquenne il requisito della cosiddetta "incollocazione" al lavoro si configura come stato di disoccupazione o non occupazione, la cui prova può essere fornita anche per presunzioni. (Cass. 16/9/2002, n. 13521, Pres. Ciciretti, Rel. De Iasi, in Lav. nella giur. 2003, 76)
  3. In materia di avviamento obbligatorio, la persistenza del requisito dell’età inferiore a cinquantacinque anni, che a norma della legge fonda il diritto all’assunzione del personale avviato, va valutata con riguardo al momento della comunicazione dell’atto di avviamento all’impresa destinataria dello stesso (Pret. Milano 9/4/98, est. Marasco, in D&L 1998, 669)
  4. Non rientra tra le ipotesi tassativamente indicate dall'art. 9 del DL 17/83 (convertito, con modificazioni, nella L. 79/83) di sospensione dell'obbligo dei datori di lavoro di procedere all'assunzione delle categorie protette ex L. 482/68 il caso in cui l'impresa abbia fatto ricorso al contratto di solidarietà con riguardo all'unità produttiva presso la quale viene operato l'avviamento obbligatorio (Pret. Milano 14/1/95, est. Atanasio, in D&L 1995, 589)
  5. È infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 16 D. Lgs. 19/9/94 n.626 – attuativo delle direttive comunitarie in materia di miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro – sollevata in riferimento agli artt. 35 e 38 Cost., nella parte in cui prevede che il medico di fabbrica debba svolgere accertamenti preventivi anche sui lavoratori invalidi avviati obbligatoriamente. Infatti l’eventuale contrasto con l’accertamento promosso ex art. 20 L. 2/4/68 n. 482 deve essere risolto a favore di quest’ultimo al fine di non vanificare l’atto di avviamento obbligatorio (Corte Costituzionale 13/11/97 n. 354, pres. Granata, rel. Santosuosso, in D&L 1998, 307, n. PAGANUZZI, Il rapporto tra l’accertamento ex art. 16 D. Lgs. 626/94 e quello ex art. 20 L. 482/68 in materia di collocamento obbligatorio)
  6. Non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 1 e sgg. della L. 30/12/86 n. 943 in riferimento agli artt. 2, 3, 4 e 10, 1° comma, Cost., laddove non consente al lavoratore extracomunitario, che sia regolarmente residente in Italia per motivi di lavoro e che ne possieda i requisiti, la possibilità di iscriversi nelle liste del collocamento obbligatorio disciplinato dalla L. 2/4/68 n. 482 (Pret. Bologna 8/9/97, est. Governatori, in D&L 1998, 387)
  7. È infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 12, ultimo comma, L. 2/4/68 n. 482, sollevata con riferimento agli artt. 3, 51 e 97 Cost., nella parte in cui impone alle pubbliche amministrazioni che nei concorsi pubblici per l’assunzione di personale nelle carriere direttive e di concetto, gli appartenenti a categorie protette dichiarati idonei siano inclusi nell’ordine di graduatoria dei vincitori fino a concorrenza del 15% dei posti in organico; tale norma infatti persegue la finalità di promuovere l’accesso al lavoro di soggetti svantaggiati che ne sarebbero altrimenti esclusi, in attuazione del principio costituzionale di solidarietà (Corte Costituzionale 1/4//98 n. 88, pres. Granata, rel. Contri, in D&L 1998, 617, n. GUARISO, La riserva di posti per l’invalido tra giudizio di costituzionalità e riforma del collocamento obbligatorio)
  8. In materia di collocamento obbligatorio, con riferimento ad invalido affetto da minorazione fisica (minorazione che, diversamente da quella dei soggetti affetti da minorazione psichica - presi in considerazione da Corte Cost. n. 50/90 e dall'art. 19, l. n. 104/92 - comporta solo una riduzione oggettiva della capacità di lavoro, con la conseguenza che, in linea di principio, il soggetto è in grado di assicurare un risultato sicuro e prevedibile, anche se quantitativamente diverso da quello di un lavoratore medio), il datore di lavoro, destinatario del provvedimento di avviamento, non può promuovere un accertamento sanitario diretto a verificare la idoneità dell'invalido a svolgere specifiche mansioni, precisate (allo scopo, per esempio, di ottenere - come nella specie - la revoca del provvedimento di avviamento); infatti, la competenza del Collegio medico, quando sia adito dal datore di lavoro, è tassativamente limitata, nel quadro della disciplina di cui alla l. n. 482/68 ed in particolare dell'art. 20, ad accertare che la menomazione della capacità lavorativa non presenti (o non abbia raggiunto) caratteristiche tali da poter riuscire di pregiudizio alla salute o all'incolumità dei compagni di lavoro ovvero alla sicurezza degli impianti. (Cass. 15/9/00, n. 12213, pres. Trezza, est. Coletti, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 334; in Lavoro e prev. oggi 2000, pag. 2104)
  9. L’invalido civile extracomunitario legalmente soggiornante in Italia, avendo diritto ad accedere al lavoro subordinato in condizioni di parità con i cittadini italiani, ha altresì diritto a iscriversi negli elenchi degli aspiranti al collocamento obbligatorio previsti dalla L. 2/4/68 n. 482; conseguentemente non è fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata sull’erroneo presupposto che la vigente legislazione non riconosca tale diritto (Corte Cost. 30/1298 n. 454, pres. Granata, rel. Onida, in D&L 1999, 277, nota GUARISO, Sul principio di parità di trattamento tra lavoratori italiani ed extracomunitari)
  10. Nel caso in cui l'ufficio provinciale del lavoro revochi illegittimamente l'atto con cui un invalido sia stato avviato presso una determinata azienda ai sensi della l. n. 482/68, è configurabile, in applicazione del principio dell'operatività dell'art. 2043 c.c. anche in caso di illegittimo esercizio di una funzione pubblica (nel concorso degli elementi costitutivi della responsabilità extracontrattuale), il diritto del lavoratore al risarcimento del danno da parte della pubblica amministrazione, sussistendo, in particolare, l'illegittima lesione di un interesse tutelato dall'ordinamento (quello alla costituzione di un rapporto di lavoro in base alle norme sul collocamento obbligatorio); né il lavoratore può ritenersi onerato della prova della sussistenza, nell'azienda destinataria dell'avviamento, di mansioni compatibili, dovendo semmai l'amministrazione convenuta fornire la prova liberatoria circa l'inutilità dell'atto di avviamento per l'invalido, in considerazione della sua non concreta collocabilità all'interno di una realtà aziendale strutturata in mansioni in nessun modo adatte alle sue condizioni di diminuita capacità lavorativa. (Nella specie la revoca dell'atto di avviamento era stata disposta a seguito di referto della commissione medica di cui all'art. 20, illegittimo in quanto esteso ad un accertamento estraneo alle sue competenze). (Cass. 15/9/00, n. 12213, pres. Trezza, est. Coletti, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 334)
  11. Il lavoratore avente diritto all'assunzione obbligatoria, ai sensi della legge 2 aprile 1968 n. 482, che sia stato erroneamente avviato al lavoro dai competenti uffici ministeriali e non sia stato immediatamente ed automaticamente reiscritto nelle relative liste a seguito del precedente erroneo avviamento, ha diritto al risarcimento del danno a lui derivato dalla mancata reiscrizione e dalla e dalla conseguente perdita di chances, posto che il concetto di perdita di guadagno, di cui all'art. 1223 c.c., si riferisce a qualsiasi utilità economicamente valutabile ed anche ad una situazione cui è collegato un reddito probabile. (Cass. 12/6/2003 n. 9472, Pres. Senese Rel. Cataldi, in Dir. e prat. lav. 2003, 3054)
  12. L'invalido è da ritenersi "incollocato al lavoro" non per effetto del mero stato di disoccupazione o non occupazione ma solo quando, essendo iscritto (o avendo presentato domanda d'iscrizione) nelle speciali liste degli aventi diritto al collocamento obbligatorio, non abbia conseguito un'occupazione in mansioni compatibili. (Cass. 29/1/01, n. 1195, pres. Sciarelli, est. D'Agostino, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 426)

B. Rifiuto di assumere l'avviato obbligatorio

  1. È illegittimo il rifiuto di assumere l'invalido avviato obbligatoriamente ex L. 2/4/68 n. 482 nel caso in cui il datore di lavoro abbia violato l'obbligo di contrattare l'assunzione, necessaria per valutare la collocabilità dell'avviato stesso (nel caso di specie, l'avviato aveva-a questo fine ma senza risultato-contattato telefonicamente il datore di lavoro, mentre è stato ritenuto irrilevante che egli non si fosse personalmente recato sul posto di lavoro). (Corte d'Appello Firenze 12/5/2003, Pres. Drago Est. Amato, in D&L 2003, 931, con nota di Irene Romoli, "Modalità di assunzione obbligatoria e relativi obblighi del datore di lavoro: tra autonomia contrattuale e solidarietà sociale")
  2. L'illegittimo rifiuto di assunzione di personale avviato obbligatoriamente, concretando l'inadempimento di una obbligazione legale, comporta l'obbligo secondario di risarcire al soggetto leso i danni conseguenti, rappresentati dalle retribuzioni che avrebbe guadagnato dalla data della presentazione in azienda dopo l'avviamento e fino all'effettiva assunzione, previa deduzione, se provato, dell'aliunde perceptum, ma senza tener conto dell'eventuale patto di prova e del possibile recesso nel relativo periodo (Trib. Milano 24/2/96, pres. Siniscalchi, est. Ruiz, in D&L 1996, 647)
  3. In caso di mancata assunzione di un invalido avviato obbligatoriamente è applicabile la disciplina di cui all'art. 2932 c.c., relativa alla costituzione coattiva del rapporto di lavoro (Pret. Milano 18/7/95, est. Chiavassa, in D&L 1996, 131. In senso conforme, v. Pret. Milano 13/3/98, est. Atanasio, in D&L 1998, 672; Pret. Milano 14/1/95, est. Atanasio, in D&L 1995, 589; Pret. Milano 16/3/94, est. Santosuosso, in D&L 1995, 128; Pret. Milano 21/1/99, est. Porcelli, in D&L 1999, 340)
  4. È illegittimo il rifiuto di assunzione di un sordomuto avviato obbligatoriamente, motivato con la pretesa integrale copertura dell’organico aziendale; conseguentemente, è possibile procedere alla costituzione coattiva del rapporto di lavoro ai sensi dell’art.2932 c.c. (Pret. Milano 30/9/97, est. Vitali, in D&L 1998, 407)
  5. In caso di ritardo (sei mesi) ingiustificato nell'assunzione di un soggetto avviato obbligatoriamente, il datore di lavoro deve risarcire a quest'ultimo il danno conseguente (nel caso di specie, il Pretore ha ritenuto ingiustificato il ritardo motivato dall'impresa destinataria dell'avviamento con la situazione di crisi in cui versava; tale impresa, invero, nonostante si trovasse da tempo nelle condizioni cui l'art. 9 c. 1 DL 17/83, convertito in L. 79/83, riconnette la sospensione degli obblighi di cui alla L. 482/68, aveva formulato alla competente commissione la richiesta di sospensione solo nel semestre successivo alla delibera di avviamento della ricorrente, che pertanto non era stata ricompresa nella sospensione concessa) (Pret. Milano 11/4/95, est. Mascarello, in D&L 1995, 935)
  6. Benché la legge 2/4/68, n. 482 (abrogata dalla l. 12/3/99, n. 68, contenente norme per il diritto al lavoro dei disabili) miri ad assicurare il collocamento lavorativo di determinate categorie di lavoratori meno favoriti, assegnando ad aziende, dotate di consistenti strutture ed adeguata forza economico-produttiva, il compito di assorbire, in misura predeterminata e per tipologie di invalidi, questa forza lavoro, l'obbligo del datore di lavoro di reperire all'interno dell'azienda e nei suoi servizi accessori mansioni compatibili con la minorazione e la categoria di appartenenza del lavoratore concretamente assegnato, e quindi di procedere alla sua assunzione, viene meno qualora risulti, attraverso una verifica seria e rigorosa (rispetto alla quale l'onere della prova grava sul datore di lavoro), l'impossibilità di un utile collocamento dell'invalido nella struttura operativa complessiva dell'impresa, in considerazione anche degli ostacoli costituiti dalla possibilità che il suo impiego concreto sia pregiudizievole per lui, i compagni di lavoro e la sicurezza degli impianti, secondo quanto prevede l'art. 19, l. n. 482/68 ed è valutabile anche in relazione al disposto dell'art. 2087 c.c. (Cass. 28/7/00, n. 9981, pres. Trezza, in Orient. giur. lav.2000, pag. 713)
  7. L'obbligo di assumere l'invalido ex l. n. 482/68 non sussiste quando non esistono in azienda mansioni compatibili con lo stato di invalidità dell'avviato obbligatorio, né può essere imposta all'azienda la creazione ex novo di un posto di lavoro compatibile con l'invalidità (Trib. Milano 13/7/00, est. Curcio, in Orient. giur. lav. 2000, pag. 718)
  8. La creazione di una posizione di lavoro a tempo parziale per l'invalido avviato obbligatoriamente non rientra tra gli obblighi ex lege n. 482/68, in quanto tale tipologia di rapporto di lavoro può essere conseguenza solo di una legittima esplicazione dell'autonomia negoziale delle parti (cfr. Cass. n. 11137/91) e la stessa comunque implica un cambiamento di organizzazione aziendale che esula dagli obblighi di assunzione facenti capo al datore di lavoro, che la legge non contempla come assoluti in quanto è giurisprudenzialmente pacifico che l'obbligo di assunzione dell'invalido non comporta anche l'onere di modificare le strutture materiali o lavorative dell'azienda (cfr. Cass. n. 8735/99) (Cass. 24/3/01, n. 4300, pres. Trezza, est. Lamorgese, in Lavoro e prev. oggi 2001, pag. 823)
  9. Deve essere disattesa la valutazione dell'Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione (Uplmo) che, ai fini dell'avviamento obbligatorio ai sensi della l. n. 482/68, abbia rilasciato un attestato di iscrizione quale impiegato ordinario ad un soggetto che abbia ricoperto in precedenza quasi esclusivamente qualifiche di operaio. Pertanto, ove il datore di lavoro assegnatario dell'avviato obbligatoriamente abbia fatto richiesta di posizioni lavorative corrispondenti alla qualifica impegnatizia, non è tenuto ad assumere l'avviato se, al di là di quanto risulta dal certificato di iscrizione all'Uplmo, il lavoratore non dimostri di avere acquisito una qualifica corrispondente a quella richiesta e disponibile. (Corte Appello Milano 12/4/01, pres. e est. Mannaccio, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 253)

C. Assegnazione di mansioni

  1. Dalla disciplina in tema di assunzione obbligatoria di lavoratori invalidi discende un obbligo legale a contrarre in capo al datore di lavoro presso il quale l'invalido sia stato avviato, semprechè esistano però nell'azienda posizioni compatibili con il grado ed il tipo di menomazioni da cui è affetto il soggetto protetto; ne discende che, se il datore di lavoro è tenuto ad attribuire all'invalido mansioni idonee e compatibili con il suo stato di invalidità, non potendo validamente opporre una generica incollocabilità di questi, non è però tenuto a modificare o adeguare, sostenendo costi aggiuntivi, la sua organizzazione aziendale alle condizioni di salute del lavoratore protetto, né in particolare, a creare per lui un nuovo posto di lavoro concentrando in una sola unità mansioni non difficoltose già facenti parte, con altre più complesse, dei compiti degli altri lavoratori. (Cass. 26/9/2002, n. 13960, Pres. Dell'Anno, Rel. Foglia, in Lav. nella giur. 2003, 173)
  2. Nell'ipotesi di avviamento obbligatorio di invalido al lavoro, ai sensi della L. 2/4/68 n. 482, grava sul datore di lavoro l'onere di individuare nell'ambito organizzativo aziendale le mansioni da affidare al prestatore di lavoro invalido, comunque compatibili con la condizione fisica del medesimo, nonché l'onere di attuare, ove necessario al predetto fine, una ridistribuzione delle mansioni già affidate ai lavoratori presenti in azienda, pur senza apportare sostanziali modifiche all'organizzazione produttiva. (Corte d'Appello Firenze 8/9/2001, Pres. Drago Est. Pieri, in D&L 2002, 349, con nota di Gianni Tognazzi, "Il patto di prova con gli invalidi alla luce dei principi di buona fede e solidarietà")
  3. L’adempimento dell’obbligo posto al datore di lavoro dalla L.2/4/68 n. 482, di assegnare al lavoratore avviato obbligatoriamente mansioni compatibili con il suo stato di invalidità, può imporre all’imprenditore di procedere a una riorganizzazione e ridistribuzione del lavoro, la quale tenga conto del nuovo dipendente che prima non faceva parte dell’organico aziendale (nel caso di specie il Pretore ha ritenuto atto dovuto il mutamento, nel rispetto della norma di cui all’art. 2103 c.c., delle mansioni svolte da personale già dipendente per far posto all’invalido avviato obbligatoriamente) (Pret. Milano 13/7/98, est. Muntoni, in D&L 1998, 953)
  4. L'esistenza, presso l'azienda del destinatario di un atto di avviamento obbligatorio, di mansioni compatibili con lo stato di invalidità del lavoratore avviato va accertata con riferimento al tempo dell'avviamento, a nulla rilevando che successivamente la relativa posizione lavorativa sia stata temporaneamente sospesa (Pret. Milano 11/9/95, est. Frattin, in D&L 1996, 126)
  5. La mancata assegnazione di mansioni a lavoratore invalido, assunto obbligatoriamente, che sia lasciato per alcuni mesi sostanzialmente inattivo, è illegittima, e obbliga il datore di lavoro al risarcimento del danno professionale subito dall’invalido, che va liquidato, in via equitativa, nella misura di una metà della retribuzione, per ogni mensilità di mancata assegnazione delle mansioni (Pret. Milano 23/4/99, est. Salmeri, in D&L 1999, 645)
  6. L’accertamento dell’incompatibilità delle mansioni affidate a un lavoratore invalido assunto obbligatoriamente, operato dal collegio medico investito dell’istanza ex art. 20 della L. 2/4/68 n. 482, ha natura di perizia stragiudiziale qualificata ed è liberamente utilizzabile dal giudice, che può formare su di esso il proprio convincimento senza necessità di disporre Ctu, e ciò in particolare in un caso in cui tale perizia stragiudiziale trovi riscontro in un precedente analogo parere di altro qualificato organismo pubblico, condiviso dallo stesso datore di lavoro (Trib. Milano 15/3/97, pres. Gargiulo, est. de Angelis, in D&L 1997, 787)
  7. L’inesistenza all’interno dell’azienda di mansioni diverse, non rende ammissibile l’affidamento a un invalido assunto obbligatoriamente di mansioni incompatibili col suo stato di salute (Trib. Milano 15/3/97, pres. Gargiulo, est. de Angelis, in D&L 1997, 787)
  8. Deve ritenersi del tutto ingiustificata, e quindi illegittima, la sanzione disciplinare comminata all’invalido avviato obbligatoriamente al lavoro che si sia rifiutato di svolgere mansioni comportanti impiego fisico eccessivo, stante la piena legittimità del rifiuto opposto dal lavoratore allo svolgimento di mansioni incompatibili con le sue condizioni di salute (Pret. Milano 23/4/99, est. Salmeri, in D&L 1999, 645)
  9. L'aggravamento delle condizioni di salute del lavoratore avviato obbligatoriamente al lavoro perché invalido non implica il dovere dell'imprenditore di assegnare lo stesso a mansioni diverse, compatibili con le sue aggravate condizioni di salute, quando le stesse non siano rinvenibili all'interno dell'organizzazione aziendale esistente; ne consegue che è onere del lavoratore dimostrare la possibilità di essere adibito a diverse mansioni all'interno dell'azienda, che comportino il rispetto della sua qualifica. (Cass. 27/3/2003, n. 4672, Pres. Prestipino, Rel. De Renzis, in Dir. e prat. lav. 2003, 1928)

D. Licenziamento in prova

  1. Deve escludersi che il recesso in periodo di prova da parte del datore di lavoro dal rapporto con un invalido avviato obbligatoriamente debba essere, ai fini del controllo sul corretto esercizio del relativo potere, motivato contestualmente o anche solo su richiesta del lavoratore (Cass. 29/5/99 n. 5290, pres. Pontrandolfi, est. Miani Canevari, in D&L 1999, 845)
  2. Il sistema di protezione dei lavoratori avviati in regime di collocamento obbligatorio non postula l'esistenza di una norma diretta a stabilire un requisito formale della manifestazione di volontà di recesso dal rapporto di lavoro in prova, attinente alla contestuale indicazione dei motivi del recesso stesso; l'assenza di una motivazione contestuale, come pure il difetto della forma scritta, all'atto del licenziamento del lavoratore avviato nel detto regime, non può di per sé incidere sulla validità ed efficacia del medesimo. (Cass. 18/3/2002, n. 3920, Pres. Trezza, Est. Sepe, in Riv. it. dir. lav. 2003, 83, con nota di Carlo Corsinovi, Ancora sui requisiti formali del recesso dal rapporto di lavoro in prova con soggetto avviato in regime di collocamento obbligatorio).
  3. Nell'ipotesi di assunzione con patto di prova di invalido avviato obbligatoriamente, ai sensi della L. 2/4/68 n. 482, è illegittimo il recesso intimato dal datore di lavoro durante il periodo di prova, quando l'effettiva breve durata dell'esperimento, in relazione alla complessa od elevata specializzazione delle mansioni affidate, non abbia consentito la verifica della professionalità e delle capacità del lavoratore in riferimento alla sua invalidità. In tale caso le conseguenze giuridiche del recesso sono equiparabili a quelle di un licenziamento ingiustificato, con conseguente applicazione dell'art. 18 SL alla quale può peraltro parzialmente derogarsi in caso di successivi avviamenti al lavoro i quali interrompono il perdurante stato di disoccupazione addebitabile alla condotta illegittima del datore di lavoro. (Corte d'Appello Firenze 8/9/2001, Pres. Drago Est. Pieri, in D&L 2002, 349, con nota di Gianni Tognazzi, "Il patto di prova con gli invalidi alla luce dei principi di buona fede e solidarietà")
  4. Il licenziamento del lavoratore avviato obbligatoriamente, per mancato superamento della prova, è soggetto al sindacato giudiziale e pertanto deve essere adeguatamente motivato, ciò al fine di consentire al giudice di controllare che l'esperimento abbia riguardato mansioni compatibili con lo stato di invalidità del lavoratore (Pret. Parma 14/8/95, est. Ferraù, in D&L 1996, 434)
  5. Il recesso del datore di lavoro nel periodo di prova con soggetto avviato obbligatoriamente deve essere congruamente e adeguatamente motivato. Deve perciò ritenersi del tutto insufficiente a tale fine il riferimento al "mancato superamento del periodo di prova", in quanto espressione apodittica e tautologica. La ratio di maggiore tutela degli invalidi impone la specificazione delle ragioni del recesso, che deve essere effettuata al momento del recesso medesimo e non può essere sostituita da indagini di merito nella fase giudiziale (Trib. Pordenone 20/6/96, pres. Appierto, est. Rossi, in D&L 1997, 394)
  6. Il recesso del datore di lavoro dal rapporto di lavoro in prova con un invalido assunto obbligatoriamente deve essere contestualmente e adeguatamente motivato; in mancanza, il patto di prova può ritenersi apposto in frode alla L. 482/68, con la conseguente illegittimità del recesso (Pret. Milano 18/7/95, est. Atanasio, in D&L 1996, 125. In senso conforme, v. Trib. Pordenone 27/9/94, pres. Fontana, est. Missera, in D&L 1995, 341)
  7. Nell'ipotesi di patto di prova stipulato con invalido assunto in base alle legge 2 aprile 1968, n. 482, il recesso dell'imprenditore è sottratto alla disciplina limitativa del licenziamento individuale contenuta nella l. 15 luglio 1966, n. 604, onde non richiede una formale comunicazione del motivo del recesso; questo può essere direttamente contestato dal lavoratore in sede giudiziale, allegando fatti (fra i quali l'elusione della legge protettiva degli invalidi) dimostranti l'illiceità del motivo e perciò l'invalidità dell'atto negoziale unilaterale. (Cass. 2/8/2002, n. 1163, Pres. Carbone, Est. Roselli, in Lav. nella giur. 2003, 73)

E. Pubblico impiego

  1. In tema di collocamento obbligatorio, mentre in una prima fase relativa agli accertamenti della pubblica amministrazione in ordine alla invalidità, volti a verificare la sussistenza delle condizioni richieste dalla legge, il lavoratore é titolare esclusivamente di interessi legittimi, nelle seconda fase, consequenziale al positivo esito della prima con l'accertamento dello status d'invalido, diviene titolare delle posizioni di diritto soggettivo che si fondano sull'art. 38 Cost. In ipotesi di azione per mancata o ritardata assunzione dipesa da fatto della pubblica amministrazione, la causa petendi dell'azione è quindi costituita dalla violazione di un diritto soggettivo, il diritto all'assunzione, il quale deve essere osservato dalla Pubblica Amministrazione attraverso un'attività vincolata. Dal che ne deriva il diritto del lavoratore al risarcimento in caso di danno conseguente al comportamento lesivo della P.A. (Trib. Roma 22/5/2002, Est. Casari, in Lav. nella giur. 2003, 488)
  2. Le disposizioni della legge 2 aprile 1968 n. 482, sulle assunzioni obbligatorie presso le Pubbliche amministrazioni ed aziende private di invalidi, ciechi o sordomuti, ovvero di altri soggetti appartenenti alle categorie elencate nell'art. 1 della legge medesima, non ostano a che, nel rapporto di lavoro subordinato in concreto instaurato con l'assunzione fatta in ottemperanza dell'obbligo di legge, sia ammissibile il patto di prova, in forza di previsione dei contratti collettivi o del contratto individuale, ma operano, in relazione alle finalità perseguite ed al principio inderogabile di parità di trattamento di detto soggetti con gli altri lavoratori, (art. 10), nel senso di imporre che la prova venga condotta con mansioni compatibili con lo stato dell'invalido o menomato, e che la valutazione del suo esito prescinda da ogni considerazione sullo stato medesimo, con la conseguente nullità, accertabile anche d'ufficio dal giudice, del recesso del datore di lavoro, in esito alla prova, che risulti determinato, o comunque influenzato dalle condizioni e dagli "handicap" cui l'indicata legge ricollega l'obbligo di assunzione. (Cass. 9/4/2003, n. 5541, Pres. Senese, Rel. Picone, in Dir.e prat. lav. 2003, 2106)