MALATTIA


A. In genere    B. Visita domiciliare di controllo    C. Controlli sullo stato della malattia   D. Rinvii   


A. In genere

  1. Il lavoratore ha diritto ad essere adibito a mansioni compatibili con il suo stato di salute (Pret. Milano 16/11/95, est. Porcelli, in D&L 1996, 452)
  2. È soggetto a responsabilità risarcitoria per violazione dell’art.2087 c.c. il datore di lavoro che, consapevole dello stato di malattia del lavoratore, continui ad adibirlo a mansioni che sebbene corrispondenti alla sua qualifica siano suscettibili – per la loro natura e per lo specifico impegno (fisico e mentale) – di metterne in pericolo la salute. L’esigenza di tutelare in via privilegiata la salute del lavoratore alla stregua dell’art. 2087 c.c. e la doverosità di un’interpretazione del contratto di lavoro alla luce del principio di correttezza e buona fede, di cui all’art.1375 c.c. – che funge da parametro di valutazione comparativa degli interessi sostanziali delle parti contrattuali – inducono a ritenere che il datore di lavoro debba adibire il lavoratore, affetto da infermità suscettibili di aggravamento a seguito dell’attività svolta, ad altre mansioni compatibili con la sua residua capacità lavorativa, sempre che ciò sia reso possibile dall’assetto organizzativo dell’impresa, che consenta un’agevole sostituzione con altro dipendente nei compiti più usuranti (Cass. 3/7/97 n. 5961, pres. Lanni, est. Vidiri, in D&L 1998, 463, n. MEUCCI, Non licenziamento ma assegnazione a mansioni diverse in caso di sopravvenuta inidoneità psico – fisica parziale del lavoratore)
  3. Il mancato adeguamento dell’organico che costringa il lavoratore a un impegno di lavoro eccessivo, così come il mancato impedimento di un superlavoro eccedente i limiti della normale tollerabilità, costituiscono, ove ne consegua un danno per la salute del lavoratore, violazione dell’art. 2087 c.c., oltre che dell’art. 41, 2° comma, Cost., con conseguente responsabilità contrattuale del datore di lavoro, in relazione alla quale l’eventuale concorso di colpa del lavoratore non ha efficacia esimente (Cass. 1/9/97 n. 8267, pres. Panzarani, est. Guglielmucci, in D&L 1998, 446)
  4. Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro si trovi nell’impossibilità di ricevere la prestazione per causa a lui non imputabile, il diritto alla retribuzione non viene meno per quei lavoratori il cui rapporto di lavoro sia sospeso per malattia ai sensi dell’art. 2110 c.c. (Cass. 9/4/98 n. 3691, pres. Volpe, est. Mattone, in D&L 1998, 973, nota Scorcelli, Lavoratore assente per malattia e diritto alla retribuzione in caso di sciopero)
  5. La previsione del terzo comma dell’art. 5 SL è applicabile solo nei confronti di lavoratori già assunti, per cui non viola tale norma il datore di lavoro che fa sottoporre a test di gravidanza e di ricerca degli oppiacei, svolti da laboratori privati, lavoratori non ancora dipendenti (Cass., sez. III penale, 8/1/98, pres. Papadia, est. Morgigni, in D&L 1998, 481, n. DI LECCE, In tema di accertamenti sanitari preassuntivi)
  6. Per quanto riguarda la diagnosi, i certificati medici costituiscono elementi di convincimento liberamente valutabili. Opera correttamente il giudice che, ai fini della valutazione della credibilità dei certificati del medico curante del lavoratore, pone a confronto il loro contenuto diagnostico con le prognosi ivi formulate, nonché con gli esami diagnostici prescritti od omessi e con le terapie prescritte ed effettivamente praticate dal lavoratore (nella fattispecie, è stata ritenuta corretta la motivazione del giudice di merito che, pur non avendo messo in dubbio la
  7. veridicità della diagnosi contenuta nei certificati medici esibiti dal lavoratore, aveva tuttavia ritenuto, sulla base del comportamento tenuto dal lavoratore, delle terapie effettivamente praticate e di altre circostanze, che il disturbo certificato non fosse di entità tale da poter costituire impedimento totale al lavoro rilevante per un periodo relativamente lungo (Cass. 5/5/00 n. 5622, pres. De Musis, in Riv. it. dir. lav. 2000, pag. 695)
  8. Il datore di lavoro che intenda sindacare l'attendibilità della certificazione medica esibita dal lavoratore non è tenuto a esperire preventivamente la procedura di controllo prevista dall'art. 5 Stat. Lav. (Trib. Roma 2/6/00, pres. ed est. Mariani, in Riv. it. dir. lav. 2000, pag. 695, con nota di Covi, "Prognosi retrospettiva" e sindacabilità del certificato medico)
  9. Nel caso di contrasto tra il contenuto del certificato del medico curante e gli accertamenti compiuti dal medico sanitario di controllo, spetta al giudice di merito la valutazione comparativa delle certificazioni contrastanti onde stabilire quale delle due sia maggiormente attendibile (Trib. Parma 14 gennaio 2000, est. Vezzosi, in D&L 2000, 409)
  10. Gli addetti a videoterminali che non vi siano adibiti per almeno quattro ore al giorno consecutive non devono essere sottoposti a visita medica preventiva a norma del combinato disposto degli artt. 51 e 55 del d.lgs. n. 626/94 (Decreto Pres. Giunta Regione Piemonte 3/3/00, in Riv. it. dir. lav. 2000, pag. 711, con nota di Burragato, Sulla natura dell'atto di prescrizione della ASL in materia di igiene e sicurezza del lavoro)
  11. L'obbligo del lavoratore di trasmettere il certificato medico ai sensi dell'art. 41 Ccnl gomma e plastica è correttamente adempiuto con l'affidamento dell'attestazione al servizio postale nel termine contrattuale di tre giorni dall'inizio dell'assenza. (Trib. Milano 6/2/2003, Est. Negri della Torre, in D&L 2003, 336)

B. Visita domiciliare di controllo

  1. Ai sensi dell'art. 5, 14° comma DL 12/9/83 convertito in L. 11/11/83 n. 638, l'obbligo di reperibilità nelle fasce orarie sussiste solo per il lavoratore assente per malattia e non anche per chi è assente dal lavoro a seguito di infortunio; pertanto, in tale seconda ipotesi, è illegittima la sanzione comminata dal datore di lavoro per assenza nelle fasce orarie. (Cass. 30/1/2002, n. 1247, Pres. Sciarelli Est. Amoroso, in D&L 2002, 400)
  2. L’obbligo di reperibilità ai fini della visita domiciliare di controllo, nella previsione di cui all’art. 5, DL 12/9/83 n. 463 convertito nella L. 11/11/83 n. 638, resta escluso in presenza di un giustificato motivo di esonero del lavoratore dal rispetto dello stesso che prevale, pertanto, sull’interesse pubblico al controllo dello stato patologico da cui è affetto il soggetto. Il concetto di giustificato motivo richiamato dalla citata disposizione, non si identifica con lo stato di necessità o con la forza maggiore, ma è integrato, anche in presenza di un impegno serio e apprezzabile, da soddisfare con tempestività, e incompatibile con il rispetto delle fasce orarie (Trib. Napoli 18/3/97, pres. Nobile, est. Lorito, in D&L 1997, 811)
  3. Il giustificato motivo di assenza del lavoratore ammalato dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità – che esclude la decadenza dal diritto al trattamento economico di malattia, ai sensi dell’art. 5, u.c., L. 11/11/83 n. 638 – può anche consistere nell’essersi il lavoratore dovuto recare presso il proprio medico curante per la verifica dell’andamento della malattia o da altro medico per altre ragioni, a condizione che il lavoratore dimostri la necessità e l’indifferibilità di tale visita, allo scopo di evitare un pregiudizio alla propria salute (nella fattispecie, è stata ritenuta giustificata l’assenza del lavoratore recatosi dal medico curante perché afflitto da un forte mal di denti) (Cass. 10/12/98 n. 12458, pres. De Tommaso, est. Eula, in D&L 1999, 363)
  4. Il giustificato motivo di assenza del lavoratore ammalato dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità, che esclude la decadenza del diritto al trattamento economico di malattia ai sensi dell'art. 5 u.c. L. 638/83, può anche consistere nella necessità del lavoratore di recarsi dal proprio medico curante purché risulti rigorosamente accertato che la visita era necessaria e indifferibile in relazione allo stato di salute del lavoratore (Pret. Monza 4/10/95, est. Padalino, in D&L 1996, 137)
  5. Qualora il ragionevole impedimento che giustifica l’esonero del lavoratore dall’obbligo di reperibilità sia individuato dal medesimo nell’esigenza di ricorrere al proprio medico curante, l’assicurato ha l’onere di provare sia la necessità di tale ricorso sia l’impossibilità di recarsi dal sanitario in orari diversi da quello di reperibilità senza subire pregiudizio alla salute, e tale prova dev’essere offerta fin dal ricorso di primo grado, ai sensi dell’art. 414 c.p.c., salva la possibilità di produrre successivamente prove precostituite (Trib. Pistoia 4/3/99, pres. ed est. Amato, in D&L 1999, 597, n. Conte, L'onere probatorio del lavoratore malato assente al controllo domiciliare e le conseguenze dell'assenza ingiustificata)
  6. La clausola del contratto collettivo che, relativamente all'obbligo del lavoratore assente per malattia di trovarsi al suo domicilio, fa salve le eventuali documentate necessità di assentarsi dal domicilio per cause inerenti alla malattia stessa, va interpretata nel senso che l'obbligo della reperibilità viene ad essere limitato solo allorquando quelle "ragioni" siano urgenti e improcrastinabili e risulti comunque l'impossibilità di rispettare le fasce orarie di reperibilità (Trib. Roma 15/12/00, est. Bellini, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 113)
  7. L’assenza ingiustificata comporta la decadenza dal trattamento di malattia per dieci giorni e tale sanzione non è riducibile ai soli giorni antecedenti la visita ambulatoriale (Trib. Pistoia 4/3/99, pres. ed est. Amato, in D&L 1999, 597, n. Conte, L'onere probatorio del lavoratore malato assente al controllo domiciliare e le conseguenze dell'assenza ingiustificata)
  8. L'assenza ingiustificata alla visita medica di controllo del lavoratore assente per malattia rileva, oltre che ai fini dell'applicazione dell'art. 5, d.l. n. 463/83 (convertito con modificazioni nella l. n. 638/83), anche sotto il profilo della violazione dell'obbligo - sussistente nei confronti del datore di lavoro - di sottoporsi al controllo e la relativa sanzione inflitta dal datore di lavoro non presuppone necessariamente l'esistenza di una specifica previsione di tale mancanza nel codice disciplinare applicabile (Trib. Roma 15/12/00, est. Bellini, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 113)
  9. Sebbene l'art. 6 del DM 15/7/86 stabilisca che il lavoratore che non accetta l'esito della visita di controllo è tenuto a eccepirlo, seduta stante, al medico sanitario, il lavoratore che non abbia sollevato tale eccezione può sempre agire giudizialmente per contestare le risultanze della visita medica di controllo (Trib. Parma 14 gennaio 2000, est. Vezzosi, in D&L 2000, 409 e in Riv. It. dir. lav. 2001, 70)
  10. Qualora il lavoratore abbia esattamente indicato al datore di lavoro l'indirizzo della propria abitazione, non può farsi discendere l'irreperibilità alla visita medica di controllo dalla sola mancanza del suo nominativo sulla pulsantiera del citofono – per aver ignoti asportato la relativa etichetta adesiva all'insaputa del lavoratore - e pertanto deve ritenersi illegittima la sospensione del trattamento di malattia disposta dall'Inps (Pret. Milano 15/10/94, est. Sala, in D&L 1995, 382)

C. Controlli sullo stato della malattia

  1. La richiesta di accertamento tecnico preventivo di cui all'art. 696 c.p.c. deve contenere l'indicazione, oltre che delle ragioni giustificanti l'urgenza, della domanda di merito cui l'atto è finalizzato; in difetto, l'istanza è da ritenersi inammissibile. È inammissibile un accertamento tecnico preventivo richiesto dal datore di lavoro sulla persona del lavoratore, in assenza di preventiva autorizzazione dello stesso; la mancata autorizzazione non costituisce argomento di prova (nella fattispecie il datore di lavoro aveva richiesto un accertamento sulle reali condizioni di malattia del dipendente). (Trib. Milano 26/2/2003, ord., Est. Salmeri, in D&L 2003, 461, con nota di Matteo Paulli, "Aspetti processuali e sostanziali della domanda di accertamento tecnico preventivo")
  2. Le disposizioni dell'art. 5, l. n. 300/70, sul divieto di accertamenti da parte del datore di lavoro sulle infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente e sulla facoltà dello stesso datore di lavoro di effettuare il controllo delle assenze per infermità solo attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti, non precludono al datore medesimo di procedere, al di fuori delle verifiche di tipo sanitario, ad accertamenti di circostanze di fatto atte a dimostrare l'insussistenza della malattia o la non idoneità di quest'ultima a determinare uno stato di incapacità lavorativa, e quindi a giustificare l'assenza, e, in particolare, ad accertamenti circa lo svolgimento da parte del lavoratore di un'altra attività lavorativa, peraltro valutabile anche quale illecito disciplinare sotto il profilo dell'eventuale violazione del dovere del lavoratore di non pregiudicare la guarigione o la sua tempestività; e non determina l'illegittimità degli accertamenti la circostanza che gli stessi abbiano compreso la manifestazione o meno da parte di un lavoratore, che abbia dichiarato uno stato morboso consistente in lombosciatalgia acuta, di impedimenti nei movimenti, poiché tale particolarità non è idonea ad attribuire all'indagine un carattere sanitario in senso tecnico, comportando la sola osservazione del comportamento esteriore nella vita di tutti i giorni e non determinando una differenziazione dal punto di vista concettuale e qualitativo da ogni altro accertamento relativo allo svolgimento da parte del lavoratore assente per malattia di attività potenzialmente e apparentemente incompatibili con lo stato di malattia (Nella specie - caratterizzata dal ricorso ad una agenzia investigativa - non era stata sollevata dal ricorrente la problematica relativa ai soggetti che possono essere impiegati dal datore di lavoro nel controllo dei lavoratori) (Cass. 3/5/2001, n. 6236, pres. Trezza, est. Toffoli, in Lavoro giur. 2001, pag. 1156, con nota di Girardi, Accertamenti del datore di lavoro sul comportamento del dipendente durante la malattia; in Lavoro e prev. oggi. 2001, pag. 1183)

D. Rinvii

  1. V. la voce Risarcimento danni - Danno biologico
  2. V. la voce Licenziamento - Per giustificato motivo - Sopravvenuta inidoneità fisica
  3. V. la voce Cure termali