MANSIONI E QUALIFICHE


A. In genere    B. Note di qualifica    C. Operai / Impiegati    D. Quadri    E. Funzionari    F. Concorsi interni  G. Diritto alla qualifica superiore   H. Pubblico impiego    I. Questioni di procedura    L. Rinvii


A. In genere

  1. Nel procedimento logico giuridico diretto alla determinazione dell'inquadramento di un lavoratore subordinato è necessario in primo luogo individuare i criteri generale ed astratti previsti dal contratto collettivo di categoria, quindi accertare le attività svolte in concreto dal dipendente, ed infine provvedere al raffronto tra tali mansioni e le previsioni della disciplina del rapporto. (In applicazione di questo principio di diritto, la Suprema Corte ha ritenuto viziata la motivazione del giudice di merito il quale, al fine dell'inquadramento di un dipendente delle FfSs che aveva svolta attività di interprete e traduttore di testi di lingua tedesca interessanti il servizio ferroviario nel settimo o nell'ottavo livello, aveva tout court ricondotto le attività svolte dal dipendente tra quelle qualificate di studio, sussumibili nell'ottavo livello, senza considerare che l'attività dell'ottavo livello o erano inquadrabili nell'area dirigenziale, o dovevano consistere in attività particolarmente qualificate di studio, progettazione e ricerca, e che quindi era necessario indagare più approfonditamente sulle attività in concreto svolte dal dipendente, e motivare specificatamente sul punto, per verificare se egli fosse qualificabile come semplice traduttore o se l'attività svolta fosse di tale complessità da giustificare l'inserimento nell'ottavo livello). (Cass. 26/3/2003, n. 4508, Pres. Terza, Rel. Curcuruto, in Dir. e prat. lav. 2003, 1928)
  2. Deve escludersi un sindacato giudiziale relativamente alla ragionevolezza dei criteri secondo cui i contratti collettivi operano distinzioni tra i vari tipi di mansioni ai fini dell'inquadramento contrattuale dei lavoratori, dato che è proprio la contrattazione collettiva ad essere ritenuta lo strumento idoneo ad interpretare le esigenze dei vari settori produttivi ai fini in esame, come è stato confermato dall'art. 2, l. n. 190/85 in materia di determinazione dei requisiti di appartenenza alla categoria dei quadri (nella specie, la Corte d'Appello ha ritenuto insindacabile l'indicazione contenuta nell'art. 44 del Ccnl dell'Ente Poste che prevede, per l'inquadramento nell'area quadro di II livello la preposizione alla conduzione ed al controllo di unità organizzative di media rilevanza). (Corte Appello Milano 5/6/01, pres. Mannaccio, est. Ruiz, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 250)
  3. L’inquadramento del dipendente in un’area professionale inferiore (nella fattispecie area "di base" anziché "operativa") è illegittimo ove risulti conseguenza di tipo sanzionatorio per la mancata produzione della richiesta certificazione medica (Pret. Milano 24/12/97, est. Sala, in D&L 1998, 434)
  4. La previsione di un accordo aziendale diretta a escludere da un’area professionale i dipendenti fisicamente inidonei allo svolgimento di tutte le mansioni ascrivibili a tale area è nulla per contrasto con l’art. 2103 c.c.; ai sensi di tale norma il parametro di valutazione dell’idoneità del lavoratore non può essere infatti che quello relativo alle mansioni di assunzione o a quelle da ultimo svolte (e non a tutte quelle genericamente riconducibili alle categorie di appartenenza) (Pret. Milano 24/12/97, est. Sala, in D&L 1998, 434)
  5. Una volta entrato in vigore il Ccnl 26/11/94, che ha ricondotto tutti i profili in cui si articolavano le nove categorie funzionali del personale già dipendente dell'Am-ministrazione delle Poste e Telecomunicazioni in quattro aree professionali, l'inquadramento dei lavoratori in tali aree non è automatico, ma è demandato alla regolamentazione dell'Ente, oggi Poste Italiane Spa, che deve tuttavia effettuarlo nel rispetto del Ccnl, raffrontando le mansioni precedentemente svolte con le declaratorie relative alle quattro aree professionali; conseguentemente ai lavoratori che hanno svolto mansioni di gestione di unità organizzative di uffici postali di media rilevanza o di direzione di uffici di piccola entità spetta l'inquadramento nell'area dei quadri di 2° livello (e non nell'area operativa) (Trib. Foggia 15 aprile 2000, pres. Bordone, est. Bianchi, in D&L 2000, 987)

B. Note di qualifica

  1. Le valutazioni del datore di lavoro nell'attribuire delle note di qualifica non sono insindacabili, potendo il giudice accertare la violazione di norme procedimentali di fonte legale o negoziale, nonché il più generale rispetto dei canoni di correttezza e buona fede e di non discriminazione. Qualora il contratto collettivo preveda determinati criteri oggettivi per l'attribuzione della nota caratteristica, il giudice può – oltre che annullare la qualifica assegnata – dichiarare il diritti di ottenere la superiore valutazione (nel caso di specie a un dipendente del Banco di Napoli, dirigente sindacale, era stato assegnato il giudizio di "buono", nonostante il contratto collettivo, l'accordo sulle libertà sindacali, il Regolamento del Banco di Napoli e il Manuale del sistema di valutazione del personale escludessero la possibilità di assegnare una nuova nota di qualifica in caso di assenza superiore ai sei mesi, con conseguente conservazione della nota caratteristica ultima conseguita) (Pret. Livorno 10/2/95, est. Cuccuru, in D&L 1995, 994, nota NICCOLAI, Note di qualifica: vizi procedimentali e poteri del giudice)
  2. E' nulla la nota di qualifica di insufficiente comunicata con giudizio in cui non sia ravvisabile una sintetica motivazione, come invece previsto dal CCNL applicabile al rapporto (Pret. Milano 27/9/94, est. Ianniello, in D&L 1995, 149)

C. Operai / impiegati

  1. Il CCNL per gli addetti all'industria metalmeccanica pubblica richiama, per determinare l'appartenenza alla categoria impiegatizia, i criteri previsti dal RDL 1825/24, convertito nella L. 562/26; in applicazione di tali criteri deve farsi riferimento, per la distinzione tra impiegati e operai, al tipo di collaborazione prestata dal lavoratore, che nel rapporto di impiego assume i caratteri della collaborazione specifica al processo organizzativo (tecnico o amministrativo) dell'impresa e di cooperazione in senso lato (sostitutiva o integrativa) all'attività dell'imprenditore, essendo invece inerenti alle mansioni operaie le prestazioni che attengono al processo meramente esecutivo, anche se non privo talora di una certa discrezionalità; ne segue, ai sensi del detto CCNL, che mansioni consistenti esemplificativamente nel controllo del movimento giornaliero dei dirigenti, nella predisposizione di permessi provvisori per i dipendenti delle ditte appaltatrici, nel controllo relativo all'introduzione di materiale in temporanea giacenza e di automezzi che effettuano operazioni di carico e scarico, con conseguente tenuta di registri e compilazione di una serie di documenti, hanno natura impiegatizia e non operaia, in quanto non ineriscono al processo produttivo ma a quello organizzativo tecnico – amministrativo (Trib. Venezia 15/3/95, pres. Gradella, est. Caparelli, in D&L 1996, 164)

D. Quadri

  1. Qualora la contrattazione collettiva preveda due distinti livelli all’interno dell’unica categoria dei quadri, la promozione automatica da un livello all’altro avviene decorso il periodo di tre mesi fissato, per la generalità dei dipendenti, dall’art. 2103 c.c., mentre il più ampio termine che può essere introdotto dalla contrattazione collettiva, a norma dell’art. 6 L. 13/5/85 n. 190, trova applicazione esclusivamente nel passaggio tra la categoria degli impiegati e quella dei quadri (Pret. Milano 1/10/97, est. Negri Della Torre, in D&L 1998, 136)

E. Funzionari

  1. L'appartenenza del lavoratore alla categoria dei funzionari va accertata alla stregua della disciplina contrattuale collettiva applicabile, la cui interpretazione è censurabile in cassazione soltanto sotto il profilo del vizio di motivazione o della violazione delle regole di ermeneutica contrattuale (fattispecie relativa a domanda di riconoscimento del diritto all'attribuzione della qualifica di funzionario nel settore delle casse di risparmio) (Cass. 11/8/00, n. 10666, pres. Genghini, in Orient. giur. lav. 2000, pag. 651)

F. Concorsi interni

  1. L’indizione di un concorso interno per la progressione della carriera ha valore di offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. Essa pertanto costituisce proposta contrattuale che può essere accettata attraverso la domanda di partecipazione al concorso, la quale perfeziona il contratto che, peraltro, resta sottoposto alla condizione sospensiva del superamento delle prove di selezione (Pret. Milano 15/7/97, est. Marasco, in D&L 1998, 117)
  2. Ove il datore di lavoro, inadempiente all'obbligo di valutare comparativamente, secondo i criteri del bando di concorso e comunque alla stregua del canone di correttezza di cui all'art. 1175 c.c., tutti gli aspiranti alla promozione per concorso alla qualifica superiore, abbia riconosciuto l'illegittimità della graduatoria e l'abbia annullata, o abbia preso atto dell'annullamento giudiziale, e quindi abbia bandito un nuovo concorso con effetti retroattivi, si ha l'integrale ripristino della situazione di partenza, che soddisfa interamente l'interesse procedimentale originariamente leso, sicché non residua più alcuna ulteriore ragione di danno per perdita di "chance" (altrimenti determinabile equitativamente ex art. 1226 c.c.) in favore del candidato illegittimamente pretermesso, sempre che, a causa del comportamento illecito del datore di lavoro, non si siano determinati effetti negativi non eliminabili o non riparabili con la sola rinnovazione delle operazioni concorsuali (Cass. 14/6/00, n. 8132, pres. D'Angelo, in Orient. giur. lav. 2000, pag. 656)

G. Diritto alla qualifica superiore

  1. Nelle controversie ex art. 2103 c.c. occorre procedere alla ricognizione delle declatorie contrattuali delle singole qualifiche secondo un giudizio, svolto con metodo logico giuridico, diretto alla determinazione dell'inquadramento del lavoratore subordinato e scandito in tre fasi successive ed imprescindibili: l'accertamento dell'attività lavorativa in concreto svolta; l'individuazione delle qualifiche e gradi previste nel c.c.n.l.; il raffronto dei risultati delle suddette indagini. (Trib. Roma 16/9/2003, Est. Mucci, in Lav. nella giur. 2004, 86)
  2. Il lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto- la cui sostituzione da parte di altro lavoratore con qualifica inferiore non attribuisce il diritto alla promozione ex art. 2103 c.c.- è soltanto il lavoratore assente per una delle cause di sospensione legale o convenzionale del rapporto e non anche quello assente per fruizione del riposo settimanale nelle imprese che esplicano lavoro anche nei giorni festivi; in caso di contestazione, è onere del datore di lavoro fornire la prova della sussistenza di una delle ipotesi idonee ad escludere l'applicazione dell'art. 2103 c.c.
    In caso di assegnazioni frequenti e sistematiche a mansioni superiori, non è necessario provare, ai fini della loro cumulabilità per l'acquisizione del diritto alla c.d. promozione automatica ex art. 2103 c.c., un vero e proprio intento fraudolento del datore di lavoro, bensì è sufficiente dimostrare una programmazione iniziale della molteplicità degli incarichi ed una predeterminazione utilitaristica di tale comportamento. (Corte d'appello Trento 29/10/2003, Pres. Zanon Est. Caracciolo, in D&L 2004, 131)

  3. L'ipotesi di sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, che esclude l'operatività del meccanismo di promozione automatica di cui all'art. 2103 c.c., comprende non solo i casi di sospensione di cui all'art. 2110 e 2111 c.c., ma anche quelli previsti da altre norme di legge e dalla contrattazione collettiva (Cass 16/12/99 n. 14154, pres. Lanni, in Foro it. 2000, I, 2875, con nota di Casola, Adibizione a mansioni superiori e promozione automatica del lavoratore: orientamenti giurispudenziali. In senso conforme: Cass. 11/12/2002, n. 17659, Pres. Ciciretti, Est. Picone, in Foro it. 2003 parte prima, 1521)
  4. L'estrema brevità del declassamento di un ufficio delle Poste Italiane (per soli 11 giorni e poi riportato al precedente classamento) - declassamento non giustificato da alcuna variazione nei carichi di lavoro e del personale - è inidonea (perché programmata e predeterminata dal datore di lavoro per precludere la maturazione del diritto della lavoratrice al superiore inquadramento) ad impedire la sommatoria, per cumulo dell'antecedente e successivo periodo di disimpegno delle mansioni superiori, la maturazione del diritto all'inquadramento più elevato per superamento dei 6 mesi, ex art. 6, l. 13/5/85, n. 190 per i quadri (parzialmente derogativi dell'art. 2103 c.c. in ordine al trimestre ivi contemplato per la promozione automatica) (Cass. 8/3/01, n. 4667, pres. De Musis, est. De Matteis, in Lavoro e prev. oggi. 2001, pag. 1418)
  5. Ai fini dell'attribuzione di una superiore qualifica il giudice può adottare due criteri per l'individuazione della qualifica: quello della comparazione intersoggettiva e quello dei rapporti con il diretto superiore. Ai fini dell'attribuzione della qualifica assume infatti rilievo l'esame della posizione del lavoratore nell'ambito dell'organizzazione aziendale (Cass. 9/12/94 n. 10555, pres. Donnarumma, est. De Rosa, in D&L 1995, 614, nota MUGGIA, Parità di trattamento: il dibattito continua)
  6. Perché il lavoratore possa conseguire l'inquadramento superiore, ai sensi dell'2103 c.c., non è sufficiente il mero svolgimento di mansioni superiori, ma è indispensabile che egli vi sia assegnato con il consenso del datore di lavoro. (Trib. Palermo 5/2/2002, Est. Civiletti, in Lav. nella giur. 2003)
  7. In caso di continua e sistematica assegnazione del lavoratore a mansioni superiori, è possibile cumulare la durata delle singole prestazioni lavorative al fine del compimento del periodo trimestrale previsto dall'art. 2103 c.c. per la maturazione del diritto alla qualifica superiore. (Trib. Milano 28/1/2003 Est. Peregallo, in D&L 2003, 341)
  8. Nelle imprese che esplicano la loro attività anche nei giorni festivi e il cui organico deve essere maggiorato dell'aliquota necessaria a consentire a turno il riposo settimanale dei dipendenti, l'adibizione a mansioni superiori per sopperire alla carenza dell'organico necessario a consentire tale riposo non costituisce sostituzione di personale assente con diritto alla conservazione del posto a norma dell'art. 2103 c.c., ma copertura di un posto (vacante) necessario per l'espletamento continuativo del servizio (Cass. 21/10/00, n. 13940, pres. De Musis, est. Lupi, in Riv. it. dir. lav. 2001, pag. 469, con nota di Marino, La nozione di "lavoratore assente avente diritto alla conservazione del posto")
  9. Qualora la classificazione contrattuale delle mansioni preveda, all'interno di ciascuna area professionale, distinti livelli retributivi collegati a distinte professionalità, l'art. 2103 c.c. opera-indipendentemente dall'esistenza di previsioni contrattuali difformi - anche tra i livelli retributivi interni all'area (nella fattispecie la lavoratrice ricorrente deduceva di avere svolto mansioni superiori anch'esse appartenenti, come quelle previste dal formale inquadramento, all'area operativa ex Ccnl Ente Poste, mentre l'art. 37 di detto Ccnl prevede l'operatività dell'art. 2103 c.c. solo nel passaggio tra aree). (Trib. Agrigento 18/5/2001, Est. Occhipinti, in D&L 2002, 144, con nota di Alberto Guariso, "Classificazione per aree e tentativi di aggiramento dell'art. 2103 c.c.")
  10. In forza dell'art. 70, titolo I, lett. c) Ccnl del personale dipendente Eni, al lavoratore che abbia svolto attività una consociata straniera deve essere riconosciuto il diritto, nel momento in cui riprende l'originario rapporto medio tempore sospeso, all'inquadramento corrispondente alle mansioni superiori svolte all'estero. (Corte d'appello Milano 31/7/2003, Pres. Mannacio Est. Sala, in D&L 2004, con nota di Vincenzo Ferrante "Sulla nozione di distacco e sulle novità delle domande in grado d'appello", 138)

H. Pubblico impiego

  1. L'esercizio dello jus variandi del datore di lavoro pubblico può essere esercitato nell'ambito di mansioni equivalenti, cioè che salvaguardino il bagaglio professionale acquisito dal lavoratore nella fase pregressa del rapporto di lavoro. Lo spostamento del lavoratore a mansioni inserite in un'area classificatoria inferiore prevista dal contratto collettivo costituisce un demansionamento da cui consegue il diritto al risarcimento del danno professionale. (Trib. Trieste 8/2/2002, Est. Multari, in Lav. nella giur. 2003, 465, con commento di Domenico Carlomagno)
  2. Nell’ambito del pubblico impiego, salvo che una specifica disposizione non disponga altrimenti, lo svolgimento di fatto di mansioni superiori non contemplate nella qualifica del dipendente è irrilevante sia ai fini della progressione di carriera sia ai fini economici, in quanto il rapporto di pubblico impiego non è assimilabile al rapporto di lavoro privato per i principi costituzionali dominanti nell’organizzazione dei pubblici uffici e perché l’attribuzione delle mansioni e del correlativo trattamento economico devono avere il loro presupposto indefettibile nel provvedimento di nomina o di inquadramento (T.A.R. Campania, sez. V, 23/11/99, n. 245, pres. Esposito, in Lavoro giur. 2000, pag.1051, con nota di Merolla, Il trattamento economico corrispondente allo svolgimento di fatto di mansioni superiori)
  3. Il pubblico dipendente che abbia svolto di fatto mansioni superiori ha diritto-in forza del disposto di cui all'art. 52 D. Lgs. 30/3/01 n. 165-alla corresponsione della differenza di trattamento economico con la qualifica; tale disposizione-che ha sostituito espressamente l'art. 56 del D. Lgs. 3/2/92 n. 29 come successivamente sostituito e modificato-ha validità dall'entrata in vigore del D. Lgs. 3/2/93 n. 29, e cioè dal 3/3/93. (Trib. Parma 18/12/2002, Est. Vezzosi, in D&L 2003, 477)
  4. L'art. 115, n. 312 del 1980, in conformità con la disciplina generale della retribuzione delle mansioni superiori nel pubblico impiego ex art. 52, quarto comma, d .lgs. n. 165 del 2001, va interpretato nel senso che le stesse vanno retribuite per il periodo di "effettiva prestazione", con esclusione dei periodi in cui il dipendente è assente per congedo ordinario o straordinario. (Consiglio di Stato 22/4/2002, parere n. 507/2001, Pres. Salvatore Rel. De Nictolis, in Foro it. 2003, parte terza, 566)
  5. L'art. 56 D. Lgs. 3/2/93 n. 29 come modificato dal D. Lgs. 31/3/98 n. 80, ha introdotto anche per il pubblico dipendente il diritto al compenso per mansioni superiori, rinviando tuttavia l'operatività della norma sino all'efficacia dei contratti collettivi adottati successivamente alla disposizione normativa in esame. Peraltro, il diritto al compenso spetta al dipendente, indipendentemente dalla stipulazione dei predetti contratti, dal momento in cui l'art. 15 del D. Lgs. 29/10/98 n. 387 ha soppresso l'originario divieto di pagare differenze stipendiali nella fase transitoria (Cons. Stato, Ad. Plen., 28 gennaio 2000 n. 10, pres. Laschena, est. Di Napoli, in D&L 2000, 303, n. Nespor, Ancora sulla retribuzione delle mansioni superiori svolte da dipendenti pubblici prima e dopo la privatizzazione. Il diritto e le illusioni ottiche)
  6. Nell'ambito del pubblico impiego - in fattispecie in cui non trovi applicazione l'art. 56 D. Lgs. 3/2/93 n. 29, come modificato dall'art. 25 D. Lgs. 31/3/98 n. 80 e successivamente dall'art. 15 D. Lgs. 29/10/98 n. 387 - lo svolgimento di mansioni superiori rispetto all'inquadramento del dipendente non ha alcuna rilevanza giuridica ed economica, salvo che tali effetti derivino da un'espressa previsione normativa; conseguentemente il dipendente non ha diritto alla relativa differenza stipendiale, neppure qualora sussista un atto formale di incarico e le mansioni stesse siano state svolte su posto vacante. (Cons. Stato, Adunanza Plenaria, 18 novembre 1999 n. 22, pres. Laschena, est. Di Napoli, in D&L 2000, 95, n. GUARISO, Imparzialità, buon andamento della P.A. e retribuzione proporzionale: un (immeritato) punto a favore dell'art. 97 nell'(inesistente) conflitto con l'art. 36 Cost.)
  7. La disposizione dell'art. 13 dello Statuto dei lavoratori circa l'attribuzione di qualifica superiore per l'esercizio di fatto, per un determinato periodo, delle mansioni corrispondenti è applicabile anche nei confronti di imprese esercitate da enti pubblici (art. 2093 c.c.). Non ha rilievo in senso contrario la norma regionale siciliana (art. 12 d.lgs. P. Reg. 20/12/54, n. 12) che prevede il concorso pubblico, in quanto le norme speciali antecedenti l'entrata in vigore dello Statuto ( art. 37 ) prevalgono solo in relazione al regime pubblicistico che regola il rapporto di lavoro, mentre, nel caso, la norma regionale citata regola solo l'accesso alla carica di direttore amministrativo e non anche la fattispecie dell'esercizio di fatto delle relative mansioni, disciplinata dall'art. 13 Stat. lav. (Cass. 27/5/00, n. 7018, pres. De Musis, est. Stile, in Riv. it. dir. lav. 2001, pag. 473, con nota di Milianti, Sul rapporto tra normativa generale e normativa speciale in materia di mansioni e qualifiche nelle aziende gestite da enti pubblici)
  8. In tema di svolgimento di mansioni superiori, la diretta applicazione dell' art. 36 Cost. non può essere esclusa dalla previsione dell'art. 55 del d.p.r. 384/90, secondo la quale il conferimento legittimo delle mansioni superiori può avvenire per un periodo di sessanta giorni o, comunque, qualora siano attivate le procedure concorsuali per la copertura dei posti vacanti, fino ad un massimo di 8 mesi; l'art. 36 Cost. trova infatti applicazione al rapporto di pubblico impiego nonostante il concorrere di altri principi di pari rilevanza costituzionale quali gli artt. 97 e 98 Cost., in quanto non è possibile dedurre dall'art 97 Cost. la sussistenza nell'ordinamento di un principio generale per cui l'amministrazione viene, in ogni caso, pregiudicata dall'affidamento ai pubblici dipendenti di mansioni superiori a quelle della propria qualifica di appartenenza (T.A.R. Sicilia, sez Catania 22/5/00, n. 981, pres. Passanisi, in Lavoro nelle p.a.2000, pag. 900, con nota di Zappalà, Mansioni superiori ed efficienza organizzativa: la presa di coscienza "postuma" della giurisprudenza amministrativa)
  9. Va rigettato il reclamo avverso l'ordinanza cautelare con la quale un dirigente statale, trasferito da uno a altro incarico senza previo accordo con l'amministrazione di appartenenza, sia stato reintegrato nell'incarico precedentemente rivestito (Trib. Venezia 8/6/00 ordinanza, pres. Santoro, est. Blatti, in Foro it. 2001, pag. 719, con nota di Nicosia, I nuovi meccanismi di responsabilizzazione della dirigenza pubblica: gli incarichi di funzione dirigenziale)
  10. Il principio costituzionale di equivalenza della retribuzione al lavoro effettivamente prestato – contenuto nell'art. 36 Cost. e anticipato già dall'art. 21126 c.c. – trova applicazione anche nel pubblico impiego e comporta il diritto del dipendente assegnato a mansioni superiori inerenti un posto vacante in organico a percepire la relativa differenza stipendiale; detto principio non può subire restrizioni per l'astratta possibilità di abusi nell'assegnazione delle funzioni superiori, sicché non sussiste il denunciato contrasto con il principio di buona amministrazione di cui all'art. 97 Cost. (Corte cost. 31/3/95 n. 101, pres. Baldassarre, rel. Mengoni, in D&L 1995, 841)
  11. Non è consentito al giudice ingerirsi nella valutazione del contenuto del bando di concorso e dei criteri di scelta ivi individuati e dunque nel merito dei giudizi sui singoli candidati, relativamente all'assegnazione a mansioni superiori e all'inquadramento conseguente mediante concorsi interni, salvo il caso che l'esercizio discrezionale del datore di lavoro in tali ipotesi non sia rispettoso dei canoni legali generali di correttezza e buona fede, o sia manifestamente inadeguato o irragionevole, specialmente se esso si configuri come arbitrario (nella fattispecie, si sono ritenute sottratte al controllo del giudice e lasciate alla discrezionalità del datore di lavoro l'individuazione delle materie nell'ambito delle quali scegliere le domande da porre e la regolamentazione delle concrete modalità di svolgimento del concorso interno) (Cass. 1/3/00, n. 2280, pres. Trezza, est. Foglia, in Riv. It. dir. lav. 2001, pag. 37, con nota di Grandi, Le selezioni a quiz per assunzioni e progressioni di carriera)
  12. Il giudice amministrativo, in sede di legittimità, può sindacare il vizio logico tecnico della valutazione, nel caso di specie negativa, effettuata dalla Commissione giudicatrice di concorso, avvalendosi di ogni strumento probatorio a tali limitati fini, prodotto dalla parti o acquisibile d'ufficio, ferma restando l'impossibilità di provvedere ad una valutazione diretta delle prove scritte (TAR Emilia-Romagna 16/7/01, n. 491, est. Di Benedetto, in Lavoro nelle p.a. 2001, pag. 844, con nota di Navilli, Concorsi pubblici, criteri di valutazione delle prove e sindacato del giudice)
  13. Le funzioni proprie del dirigente sanitario di I livello sono più riconducibili a una qualifica impiegatizia, di lavoratore subordinato, che a quella dirigenziale così come delineata dal D. Lgs. 3/2/93 n. 29. Il contenuto professionale assegnato, infatti, dall’art. 15 del D. Lgs. 30/12/92 n. 502 ai soggetti appartenenti al I livello non è caratterizzato dai poteri propri del dirigente pubblico: gli assistenti, gli aiuti non risultano avere poteri di direzione e di controllo del reparto o del personale a esso addetto, poteri riservati ai primari, dirigenti di II livello (Pret. Milano 3/5/99 (ord.), est. Curcio, in D&L 1999, 665, n. De Cesaris, I dirigenti nella dirigenza sanitaria: dai giudici del lavoro due pronunce contrastanti)
  14. La fonte legale specifica della qualifica di dirigente del comparto della sanità è l’art. 15 del D. Lgs. 30/12/92 n. 502 che si muove secondo una prospettiva che è in parte diversa da quella dell’art. 2095 c.c. e dei contratti collettivi, dei settori c.d. produttivi (Trib. Milano 22/6/99, est. Mannacio, in D&L 1999, 665, n. De Cesaris, I dirigenti nella dirigenza sanitaria: dai giudici del lavoro due pronunce contrastanti)
  15. Il conferimento dell'incarico di dirigente sanitario di secondo livello, pur avvenendo tra medici del Servizio sanitario, si verifica dall'esterno, sicché la posizione dell'aspirante è quella di interesse legittimo; ne segue che tale conferimento, pur non derivando da un pubblico concorso, va a esso assimilato, e ricade nella giurisdizione del giudice amministrativo (TAR Friuli Venezia Giulia 10 maggio 1999 n. 601, pres. Bagarotto, est. Di Sciascio, in D&L 2000, 242, n. Nespor, Tocca a te, no tocca a me. Parte seconda: la ripartizione della giurisdizione in base al D. Lgs. 80/98 con riferimento al conferimento dell'incarico di dirigente sanitario di 2° livello)
  16. La controversia concernente il conferimento dell'incarico di dirigente sanitario di secondo livello, non derivando da un pubblico concorso, ricade nella giurisdizione del giudice ordinario (Trib. Milano 5 ottobre 1999 (ord.), est. Chiavassa, in D&L 2000, 243, n. Nespor, Tocca a te, no tocca a me. Parte seconda: la ripartizione della giurisdizione in base al D. Lgs. 80/98 con riferimento al conferimento dell'incarico di dirigente sanitario di 2° livello)
  17. Il conferimento dell'incarico di dirigente sanitario di secondo livello è illegittimo se esso non avvenga sulla base del parere della Commissione sanitaria che deve contenere un'approfondita valutazione tecnica con riferimento a tutti i parametri indicati dalla circolare del Ministero della Sanità 10/5/96 n. 1221 (TAR Friuli Venezia Giulia 10 maggio 1999 n. 601, pres. Bagarotto, est. Di Sciascio, in D&L 2000, 242, n. Nespor, Tocca a te, no tocca a me. Parte seconda: la ripartizione della giurisdizione in base al D. Lgs. 80/98 con riferimento al conferimento dell'incarico di dirigente sanitario di 2° livello)
  18. La legittimità del conferimento dell'incarico di dirigente sanitario di secondo livello, dovendo essere motivato con riferimento alla struttura di destinazione e agli obiettivi gestionali, comporta una valutazione complessa che non può essere compiuta in sede di procedimento cautelare (Trib. Milano 5 ottobre 1999 (ord.), est. Chiavassa, in D&L 2000, 243, n. Nespor, Tocca a te, no tocca a me. Parte seconda: la ripartizione della giurisdizione in base al D. Lgs. 80/98 con riferimento al conferimento dell'incarico di dirigente sanitario di 2° livello)
  19. La privazione delle funzioni del Direttore sanitario di Irccs e la nomina di un nuovo Direttore sanitario in applicazione alle disposizioni vigenti nelle Aziende sanitarie locali integra una violazione dell’art. 2103 c.c. e giustifica un provvedimento cautelare e d’urgenza volto a reintegrare il Direttore sanitario demansionato nella propria posizione istituzionale (Pret. Milano 10/5/99 (ord), est. Chiavassa, in D&L 1999, 616, n. Piccolomini, La normativa applicabile o comunque rilevante in materia di Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico)
  20. Agli insegnanti comunali di scuola materna o di attività integrative non si applicano più le previsioni del d.p.r. n. 333/90 o del d.p.r. n. 268/87 (decreti di recepimento di accordi economici collettivi emanati sulla base della l. n. 93/83); infatti, tali disposizioni hanno cessato di produrre effetti, ai sensi dell'art. 72 del d.lgs. n. 29/93, con la stipulazione del secondo contratto collettivo nazionale per il comparto Regioni ed autonomie locali. Di conseguenza, il Comune può disporre che gli insegnanti di scuola materna e di attività integrative svolgano due o più settimane di attività lavorativa dopo la chiusura delle scuole presso centri estivi, anche perché tali mansioni sono equivalenti a quelle di insegnante, ai sensi dell'art. 2103 c.c. e delle previsioni dell'ultimo contratto collettivo nazionale (Trib. Torino 2/7/99 ord., pres. Parnisari, in Lavoro nelle p.a. 2000, pag. 1277, con nota di Gragnoli, Nuovo contratto sulle autonomie locali e disapplicazione della disciplina pubblicistica ai sensi dell'art.72 del d.lgs. n. 29/93)
  21. E' illegittimo il provvedimento di revoca dell' incarico di dirigente comunale, qualora sia adottato senza la necessaria preventiva comunicazione all'interessato dell'avvio del relativo procedimento, ai sensi dell'art. 7 L. 241/90 (nella fattispecie, è stato anche ritenuto che la rimozione del dirigente ex abructo comporta una irrimediabile lesione della sua immagine di funzionario dignitoso di fronte alla pubblica opinione, immagine che attiene alle qualità morali, sociali e culturali) (Trib. Paola (ord.) 8/5/00, est. Acri, in Lavoro nelle p.a. 2000, pag. 933, con nota di Pelella, Revoca di incarichi dirigenziali: requisiti di legittimità del provvedimento e risarcimento del danno all'immagine del dirigente)
  22. Deve ritenersi illegittima, ai sensi dell'art. 21, 23° comma, Ordinanza Ministeriale n. 371 del 29/12/94, la retrocessione delle graduatorie d'istituto per la nomina a supplente del personale docente operata a seguito del rifiuto di un precedente incarico, allorquando il rifiuto era stato motivato dal contemporaneo incarico di supplenza presso un altro istituto statale (Pret. La Spezia 7 maggio 1999 (ord.), est. Fortunato, in D&L 2000, 407)
  23. I Segretari Comunali Capi, con un a certa anzianità ed i Segretari Comunali Generali di II° classe, con una ridotta anzianità, non possono essere iscritti nella stessa fascia professionale (Tar Lazio sez. I-ter 10/7/00, n. 5511, pres. Mastrocola, in Lavoro nelle p.a. 2000, pag. 1134, con nota di Matteucci, Questioni in materia di nomina e di revoca dei segretari comunali)
  24. Non è legittimo valutare le note di qualifica ai fini della scelta del Segretario Comunale (Tar Lazio sez. I-ter 10/7/00, n. 5511, pres. Mastrocola, in Lavoro nelle p.a. 2000, pag. 1134, con nota di Matteucci, Questioni in materia di nomina e di revoca dei segretari comunali)
  25. Ai fini della sussistenza di un pregiudizio imminente ed irreparabile, l'atto di conferimento delle nuove mansioni del dipendente non comporta un attuale depauperamento economico, dal momento che la piattaforma di contratto decentrato integrativo non ha ancora assunto efficacia, e non incide sulla dignità lavorativa potendosi ricondurre al principio della fisiologica rotazione degli incarichi dirigenziali (Trib. S. Angelo dei Lombardi 4/7/00, ordinanza, pres. e est. Ciafaldini, in Lavoro nelle p.a. 2001, pag. 244, con nota di Navilli, Incarichi dirigenziali negli enti locali, motivazione dell'atto e tutela cautelare)
  26. La soppressione della qualifica di "procuratore legale" a opera della L. 24/2/97 n. 27, non comporta per i procuratori legali dell'Avvocatura municipale, inquadrati nella ottava qualifica funzionale, il diritto alla medesima retribuzione prevista per la qualifica dirigenziale ove sono inquadrati gli avvocati municipali; ciò sia perché l'Amministrazione Comunale, nell'esercizio dei poteri discrezionali di auto-organizzazione che le sono propri, può differenziare i propri dipendenti sotto altri profili, restando libera, al momento dell'indicazione del concorso, di stabilire i requisiti necessari per la partecipazione, sia perché l'ordinamento dell'Avvocatura comunale di Milano non prevede alcun automatismo nella progressione funzionale (Trib. Milano 12 maggio 2000, est. Salmeri, in D&L 2000, 771)
  27. Ove anche si ammetta la possibilità di applicare direttamente l'art. 2095 c.c. ai rapporti di diritto privato, pur in assenza di una previsione attuativa del contratto collettivo, un'analoga immediata precettività deve essere esclusa con riferimento ai rapporti di pubblico impiego. Talune caratteristiche proprie del sistema del pubblico impiego (sicuramente non cancellate dalla c.d. "privatizzazione") conducono a ritenere impossibile un riconoscimento della categoria di quadro non "mediata" dalla contrattazione collettiva che inevitabilmente inciderebbe su profili ed aspetti squisitamente pubblicistici (quali le modalità di svolgimento delle attività istituzionali, le dotazioni organiche, l'organizzazione delle attività delle P.A.) che non possono essere modificati se non sulla base della legge o della contrattazione collettiva alla quale la legge medesima faccia rinvio. (Trib. Milano 12/6/2002, Est. Porcelli, in Lav. nella giur. 2003, 390)
  28. Un'identità sostanziale tra il contenuto della categoria di quadro quale delineata dalla L. n. 190/85 e la posizione di un dipendente pubblico in ragione delle mansioni svolte non gli dà diritto all'inquadramento ex lege nella detta categoria. Infatti, il valore precettivo della disciplina di cui alla L. n. 190/85 trova una limitazione-consentita dalla clausola di salvezza contenuta nell'art. 2, comma 2, D.Lgs n. 165/2001-nell'art. 40, comma due, del predetto T.U., il quale individua un'area contrattuale autonoma per i dirigenti e rimette alla contrattazione collettiva di introdurre nell'ambito dei contratti collettivi di comparto discipline distinte per le figure professionali che in posizione di elevata responsabilità svolgono compiti di direzione, senza, peraltro, vincolare l'autonomia negoziale al riconoscimento di una determinata categoria, in considerazione della peculiarità del settore. (Trib. Milano 29/7/2002, Est. Marasco, in Lav. nella giur. 2003, 487)
  29. Qualora un bando di concorso preveda la valutazione, ai fini della promozione a qualifica superiore, delle mansioni superiori svolte dal pubblico dipendente, l'amministrazione è tenuta ad effettuare detta valutazione anche con riferimento alle mansioni attribuite in via di mero fatto e senza provvedimento formale; ai fini di detta valutazione resta tuttavia fermo il limite previsto dall'art. 52 D. Lgs. 30/3/01 n. 165, a norma del quale lo svolgimento di mansioni superiori può avere effetti ai fini di avanzamenti nell'inquadramento dalla data di entrata in vigore del Ccnl che disciplina i nuovi inquadramenti professionali (nella specie dal 31/3/99, data di entrata in vigore del Ccnl per il comparto Regioni-Autonomie Locali). (Trib. Milano 9/10/2001, Est. Frattin, in D&L 2002, 121)
  30. I dipendenti dell'Ente Poste Italiane (ora Poste italiane Spa) trasferiti presso altre Amministrazioni pubbliche (nella specie Inpdap) devono essere inquadrati non sulla base di un criterio formale e quindi del semplice raffronto tra qualifiche funzionali e profili professionali previsti in ciascun ordinamento, ma sulla base delle prestazioni lavorative effettivamente previste nelle varie qualifiche, nonché della professionalità e dei requisiti culturali e di accesso alle qualifiche medesime. (Trib. Milano 5/2/2004, Est. Porcelli, in D&L 2004, 110)

I. Questioni di procedura

  1. Ove il lavoratore domandi in giudizio il riconoscimento della qualifica di dirigente di azienda, è viziata di ultrapetizione la sentenza che gli attribuisca la qualifica della categoria impiegatizia in quanto, alterando entrambi gli elementi di identificazione dell'azione (causa petendi e petitum), gli attribuisce un bene diverso da quello richiesto, e non compreso neppure virtualmente nella domanda sia in relazione allo svolgimento di funzioni diverse che con riguardo alle differenze delle relative normative applicabili, dovendosi altresì rilevare che la disciplina legale rende la figura del dirigente non assimilabile a quella degli altri lavoratori subordinati e che gli altri elementi tipici della subordinazione si configurano nel caso del dirigente in forma più attenuata rispetto alla soggezione ai poteri direttivo e disciplinare propria degli altri lavoratori dipendenti. (Cass. 23/12/2003 n. 19704, Pres. Ciciretti Rel. Filadoro, in Dir. e prat. lav. 2004, 1189)
  2. La revoca di un incarico dirigenziale senza la contestuale assegnazione di altro incarico dirigenziale nell'ambito della struttura di appartenenza, esponendo il dipendente al concreto ed imminente pericolo di atrofizzazione delle sue capacità organizzative e manageriali, che ne compromettebbero in modo pressoché irrimediabile le prospettive future di sviluppo della carriera, integra senza alcun dubbio il requisito del periculum in mora richiesto dall'art. 700 c.p.c. ed autorizza, concorrendo il fumus boni iuris, l'adozione delle opportune cautele idonee ad evitare che un siffatto pregiudizio si realizzi nelle more del giudizio di merito finalizzato ad accertare l'illegittimità della revoca ed a conseguire la reintegrazione nelle mansioni precedentemente esercitate ovvero l'assegnazione di mansioni equivalenti. (Trib. Campobasso 9/5/2002, ordinanza, Est. Beatrice, in Lav. nella giur. 2003, 187)

L. Rinvii

  1. V. la voce Risarcimento danni - Danno professionale
  2. V. la voce Dequalificazione
  3. V. la voce Licenziamento - Collettivo - Mobilità - Dequalificazione ex art. 4 c. 11 L. 223/91