RETRIBUZIONE – INDENNITA' VARIE


A. In genere    B. Reperibilità domenicale        C. Indennità di maneggio denaro    D. Festività coincidenti con la domenica    E. Lavoro in giorno festivo    F. Indennità per lavoro svolto oltre il sesto giorno consecutivo    G. EDR    H. Altre indennità    I. Rinvii


A. In genere

  1. Così come è competenza del contratto collettivo stabilire i livelli retributivi che compensano la qualifica, così è competenza degli stessi individuare le ragioni per il riconoscimento di emolumenti di natura indennitaria connessi a funzioni che presentano, rispetta al generico livello della qualifica, una gravosità particolare perché rese in condizioni di tempo, luogo o modo più disagevoli. La clausola del contratto collettivo che consente di togliere tale indennità nel caso di abbandono definitivo della posizione di lavoro cui è connessa non può essere considerata nulla per contrarietà all'art. 2103 c.c. a meno che non si rilevi la fittizietà della qualificazione ad essa attribuità e l'incoerenza della funzione da essa adempiuta all'interno dell'atto di fondazione. (Corte d'appello Milano. 20/6/2002, Pres. Mannacio, in Lav. nella giur. 2003, 83)

B. Reperibilità domenicale

  1. La reperibilità domenicale non dà diritto a un ulteriore riposo compensativo, ma solamente al corrispettivo per il disagio subito, che deve essere pari non a quello percepito in caso di svolgimento della prestazione lavorativa, ma al minore disagio che il lavoratore ha subito (nel caso di specie, è stato ritenuto sufficiente il corrispettivo previsto dall'art. 31 CCNL 1992 per i lavoratori della Sip, peri al 30% della retribuzione) (Cass. 13/5/95 n. 5245, pres. Bucarelli, est. Simoneschi, in D&L 1996, 180, nota S. MUGGIA, Reperibilità domenicale e compensi)
  2. La reperibilità domenicale non dà diritto a un ulteriore riposo compensativo, ma solamente al corrispettivo per il disagio subito che non deve esser eguale a quello percepito in caso di svolgimento dell’attività lavorativa, essendo sufficiente la corresponsione di un’indennità pari al doppio dell’indennità di reperibilità per i giorni feriali (Cass. 2/4/98 n. 3419, pres. Mattone, est. Miani Canevari, in D&L 1998, 742)

C. Indennità di maneggio denaro

  1. Al lavoratore che, in qualità di responsabile della cassa del reparto, svolga regolare e continuativa (anche se non assorbente) attività di maneggio di denaro, effettuando pagamenti e redigendo rendiconti necessari alla reintegrazione del fondo cassa, compete l'indennità di maneggio denaro prevista dall'art. 10 D.S. parte III CCNL 18/1/87 per i lavoratori metalmeccanici, dovendosi la responsabilità per eventuali ammanchi ritenere esistente in virtù del generale disposto dell'art. 1218 c.c., in mancanza di prova contraria a fornirsi dalla società datrice di lavoro (Pret. Milano, sez. Rho, 7/11/95, est. Maupoil, in D&L 1996, 481)
  2. Non compete l'indennità di maneggio denaro prevista dall'art. 19 CCNL 1/10/91 dipendenti aziende municipalizzate al fattorino che, nello svolgimento delle proprie mansioni, riceve, trasporta e restituisce somme di denaro per conto dell'azienda, difettando nella fattispecie il necessario requisito del normale svolgimento di una vera e propria attività contabile, implicante obbligo di rendiconto e responsabilità finanziaria inerente alla gestione (Pret. Prato 4/7/95, est. Rizzo, in D&L 1995, 1016)
  3. L'indennità di maneggio denaro, prevista dalla contrattazione collettiva, spetta nel solo caso in cui le mansioni normalmente svolte dal lavoratore comportino un continuo maneggio di denaro ed espongano il medesimo dipendente al rischio di errori contabili o finanziari nell'incasso (Trib. Milano 5/10/96, pres. Gargiulo, est. Ruiz, in D&L 1997, 137, nota BALLI, Maneggio denaro e reperibilità: una interessante pronuncia)

D. Festività coincidenti con la domenica

  1. Ai sensi dell'art. 5, 3° comma, L. 27/5/49 n. 260 al dipendente spetta, in ipotesi di coincidenza della festività infrasettimanale con la domenica ed anche se il lavoratore non abbia prestato attività in tale giornata, un'ulteriore retribuzione giornaliera, da determinarsi in misura pari ad un ventesimo della retribuzione di fatto mensile comprensiva di ogni elemento accessorio. (Corte d'Appello Milano 14/2/2002, Pres. Ruiz Est. De Angelis, in D&L 2002, 410)
  2. Ai sensi dell’art. 5 L. 27/5/49 n. 260, come modificato dall’art.1, L. 31/3/54 n. 90, in ipotesi di festività coincidente con una domenica non lavorata, spetta a tutti i lavoratori, vuoi retribuiti a ore, vuoi retribuiti in misura fissa, sia la normale retribuzione giornaliera, sia un’ulteriore quota di retribuzione, corrispondente all’aliquota giornaliera (Pret. Milano 3/10/97, est. Atanasio, in D&L 1998, 444)
  3. Ai sensi dell’art. 5, L. 27/5/49 n. 260, in ipotesi di festività coincidente con una domenica non lavorata, compete ai lavoratori retribuiti in misura fissa mensile un’ulteriore quota di retribuzione, corrispondente all’aliquota giornaliera (Pret. Milano 11/2/98, est. Peragallo, in D&L 1998, 737)

E. Lavoro in giorno festivo

  1. In ipotesi di prestazione di attività lavorativa in giornata destinata al riposo settimanale, senza recupero del riposo, ove la contrattazione collettiva preveda, per il mancato riposo, un particolare trattamento indennitario, è consentita la verifica giurisdizionale sulla sufficienza del trattamento contrattualmente previsto per indennizzare il lavoratore del danno subito dalla perdita del riposo, dovendosi procedere, in caso di ritenuta insufficienza, a un’equa integrazione giudiziale del trattamento indennitario contrattuale (Trib. Milano 6/6/98, pres. Mannacio, est. Accardo, in D&L 1998, 1019)
  2. Non è fondata la pretesa dei lavoratori turnisti di ottenere la maggiorazione della retribuzione per il lavoro prestato durante la domenica qualora dall’esame della disciplina prevista dal contratto collettivo risulti in favore di essi un trattamento complessivo differenziato e più favorevole rispetto a quello spettante agli altri lavoratori (Pret. Brescia 4/12/96, est. Cassia, in D&L 1997, 632, nota Muller)

F. Indennità per lavoro svolto oltre il sesto giorno consecutivo

  1. In relazione al lavoro prestato oltre il sesto giorno consecutivo, va tenuto distinto il danno da "usura psico-fisica", conseguente alla mancata fruizione del riposo dopo sei giorni di lavoro, dall'ulteriore danno alla salute o danno biologico, che si concretizza, invece, in una "infermità" del lavoratore determinata dall'attività lavorativa usurante, svolta in conseguenza di una continua attività lavorativa non seguita da riposi settimanali. Nella prima ipotesi, il danno sull'"an" deve ritenersi presunto e il risarcimento può essere determinato spontaneamente, in via transattiva, dal datore di lavoro con il consenso del lavoratore, mediante ricorso a maggiorazioni o compensi previsti dal contratto collettivo o individuale per altre voci retributive; nella seconda ipotesi, invece, il danno alla salute o biologico, concretizzandosi in una infermità del lavoratore, non può essere ritenuto presuntivamente sussistente ma deve essere dimostrato sia nella sua sussistenza e sia nel suo nesso eziologico, a prescindere dalla presunzione di colpa insita nella responsabilità nascente dall'illecito contrattuale (nella specie, la sentenza di merito, confermata dalla S.C., interpretando la domanda dei lavoratori - che avevano ammesso di avere ricevuto il risarcimento del danno da usura mediante maggiorazioni retributive previste per istituti contrattuali affini - come richiesta dell'ulteriore danno alla salute, l'aveva rigettata per mancanza di prove in ordine alla sussistenza di tale danno aggiuntivo) (Cass. 4/3/00 n. 2455, pres. Trezza, in Orient. Giur. Lav. 2000, pag. 413)
  2. In caso di lavoro per più di sei giorni consecutivi, il danno da usura psico-fisica subito dal lavoratore non può essere circoscritto al mancato godimento del riposo nel 7° giorno, ma aumenta progressivamente in tutti i giorni successivi fino al godimento del riposo. Conseguentemente, il risarcimento dovuto al dipendente dovrà comprendere - oltre a un importo risarcitorio per il lavoro prestato nel 7° giorno - ulteriori importi risarcitori in progressione crescente, fino al godimento del riposo (nella specie il Pretore ha ritenuto congruo un risarcimento pari al 41% per l'8° giorno, con un incremento dell'1% per ogni giorno successivo) (Pret. Milano 11/12/96, est. Atanasio, in D&L 1997, 610)
  3. In ipotesi di turnazione che preveda la prestazione di attività lavorativa per sette giorni consecutivi, con riposo nell'ottavo giorno, e fruizione di due riposi consecutivi ogni sette settimane, va ritenuta illegittima la prestazione di attività lavorativa per il settimo giorno consecutivo, con diritto del lavoratore al risarcimento del danno, equitativamente determinabile in importo pari alla retribuzione di una giornata lavorativa, per ogni settimo giorno consecutivamente lavorato (Pret. Milano 22/5/96, est. Muntoni, in D&L 1997, 147)
  4. La mancata fruizione del riposo dopo sei giorni consecutivi di lavoro può determinare a carico del lavoratore, oltre a un danno da usura psicofisica, che deve ritenersi sempre sussistente per presunzione iuris et de iure, un ulteriore danno alla salute (c.d. danno biologico) il quale, a differenza del primo, dev'essere provato dal prestatore di lavoro sia nella sua sussistenza, sia nel suo nesso eziologico con l'attività lavorativa (Cass. 4/3/00, n. 2455, pres. Trezza, est. Capitanio, in Riv. It. dir. lav. 2001, pag. 48, con nota di Palla, Delle conseguenze derivanti dal lavoro prestato nel giorno di riposo settimanale)
  5. L'effettuazione del lavoro oltre il sesto giorno non comporta il riconoscimento in sé di un danno risarcibile derivante dall'usura psico-fisica in quanto tale danno, non sorretto da presunzione "iuris et de iure", deve essere provato dal lavoratore che lo alleghi, non essendovi in materia deroghe alla disciplina generale della risarcibilità del danno e della prova (Corte Appello Milano 16/3/01, pres. Ruiz, est. De Angelis, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 73, con nota di Del Conte, Mancata fruizione del riposo settimanale e responsabilità del datore di lavoro)

G. EDR

  1. L'art. 29 CCNL Aziende Municipalizzate 1/10/91, che dispone la non estensibilità dell'EDR ai lavoratori assunti dopo l'1/1/92 e l'art. 2 lett. a dell'Accordo aziendale Amsa 14/1/92, che limita l'erogazione dell'EDR ai soli lavoratori assunti fino al 31/12/91, riconoscendo ingiustificatamente trattamenti retributivi differenziati a lavoratori che svolgono pari mansioni, sono nulli per violazione dei doveri di correttezza e buona fede che incombono sulle parti contrattuali, con conseguente obbligo del datore di lavoro di corrispondere ai lavoratori assunti dopo il 31/12/91, in via risarcitoria, importi pari alle somme fruite a titolo di EDR da tutti gli altri lavoratori (Pret. Milano 9/1/96, est. Atanasio, in D&L 1996, 725)

H. Altre indennità

  1. Il trattamento economico aggiuntivo (cosiddetta indennità estero) corrisposto al lavoratore che alle dipendenze di datore di lavoro italiano presti la sua opera all'estero può, in base alle pattuizioni che la prevedono e alle particolarità del caso concreto, avere sia natura riparatoria - assolvendo la funzione risarcitoria delle maggiori spese connesse alla prestazione lavorativa all'estero - sia di natura retributiva - assolvendo la funzione compensativa del disagio e/o della professionalità propria di detta prestazione lavorativa - sia, infine, natura mista - assolvendo una funzione tanto risarcitoria che retributiva; il relativo accertamento è riservato al giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità se congruamente motivato (nella specie la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva affermato la natura risarcitoria dell'indennità determinata, in base al contratto, in relazione ad una serie di spese continuative legate alla presenza all'estero: maggiori spese per canone di locazione, retta di frequenza scolastica dei figli, servizio domestico, pressione fiscale, etc.) (Cass. 3/11/00, n. 14388, pres. Ianniruberto, in Orient. Giur. Lav. 2000, pag. 1007)
  2. In tema di rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri, in base alla disciplina di cui all'art. 22 all. A r.d. 8/1/31, n. 148 non può ritenersi consentita alcuna maggiorazione del compenso da corrispondere al dipendente durante il periodo feriale rispetto al restante periodo lavorativo, né tale maggiorazione può ritenersi prevista dal c.c.n.l. 12/3/80, il quale fa riferimento, ai fini del compenso feriale, alla normale retribuzione così come definita nello stesso contratto. Ne consegue che ai fini del computo della retribuzione feriale non può tenersi conto dei ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità, trattandosi di voci esulanti dalla suddetta normale retribuzione, e la cui inclusione nel compenso feriale comporterebbe maggiorazione di quest'ultimo rispetto a quello dei periodi lavorativi) (Cass. 9/12/99 n. 13780, pres. Sciarelli, in Orient. Giur. Lav. 2000, pag. 441)
  3. Ai fini della determinazione della retribuzione spettante ai dipendenti delle aziende tramviarie per le festività infrasettimanali, l'inclusione delle indennità di presenza e di turno previste dagli accordi collettivi va accertata sulla base della sussistenza o no del carattere continuativo e obbligatorio delle relative corresponsioni, secondo il disposto dell'art. 5, l. n. 260/49, come modificato dall'art. 1, l. n. 90/54, e non già sulla base delle indicazioni fornite dagli accordi o dai contratti collettivi, giacché, se è vero che non esiste nell'ordinamento il principio generale di omicomprensività della retribuzione, onde l'esclusione di un determinato elemento accessorio di un compenso retributivo può essere rimessa alla contrattazione collettiva, è pur vero che tanto può avvenire solo in assenza di una legge che disponga diversamente. Quando invece, come nell'ipotesi in esame, la legge abbia previsto che non possono essere esclusi da un determinato compenso gli elementi retributivi accessori che abbiano il carattere della continuità, il giudice di merito dovrà accertare in concreto la sussistenza o no del suddetto carattere, prescindendo da eventuali diverse indicazioni fornite dagli accordi collettivi (Cass. 8/4/00, n. 4477, pres. Lanni, in Riv. it. dir. lav. 2001, pag. 270, con nota di Lamberti, Sull'inclusione delle competenze accessorie nel compenso per le festività infrasettimanali dei dipendenti delle aziende tramviarie)
  4. L'indennità di vacanza contrattuale, introdotta dal protocolllo del 1993, ha efficacia normativa e quindi immediatamente precettiva, così come risulta dalle stesse disposizioni dell'accordo, di guisa che esso è ritenuto vincolante anche nei confronti e a favore di terzi. Ne consegue che le clausole dell'accordo, relative alla vacanza contrattuale, introducendo un istituto a carattere retributivo in favore dei lavoratori, sono idonee a far sorgere un vero e proprio diritto soggettivo, direttamente azionabile in via ordinaria, in relazione al periodo rispetto al quale è riconosciuto. Il presupposto fondamentale dell'indennità di vacanza contrattuale non è il dato formale della successione di due contratti omogenei e dello stesso tipo, ma il dato di natura sostanziale che fra la disciplina precedente e quella successiva intercorra un periodo di vacanza, tale da alterare gli equilibri retributivi in termini di adeguatezza del salario rispetto al costo della vita, secondo la funzione propria della indennità in parola (Trib. Parma 3/3/00, est. Ferraù, in Lavoro giur. 2000, pag. 862, con nota di Angiello)
  5. Le delibere dell’Assemblea dei partecipanti al capitale dell’IMI, assunte successivamente alla disciplina del blocco della contingenza del febbraio ’77, che qualificano la "ex erogazione assembleare" come "trattamento retributivo oramai contrattualmente acquisito dal Personale" e ne fissano la corresponsione in misura percentualmente parametrata all’importo lordo della mensilità ordinaria di marzo (con la sola esclusione degli assegni familiari), appaiono significative di una volontà aziendale di riconoscere nel calcolo dell’emolumento – anche successivamente all’emanazione del DL 12/77 – l’importo della scala mobile ricompreso nella mensilità assunta come parametro. A seguito della sentenza 124/91 della Corte Costituzionale, parzialmente retroattiva al 28/2/86, gli artt. 2 e 4 del DL 12/77 debbono leggersi nel senso che sia la norma che esclude il computo della scala mobile dalle mensilità eccedenti quelle del settore industria, sia quella che dispone la nullità delle norme regolamentari e delle clausole contrattuali derogative, operino limitatamente al periodo 1/2/77 - 28/2/86. Ne consegue che, in presenza di una persistente volontà di computo della contingenza nella "ex erogazione assembleare" manifestata nelle precitate delibere, i dipendenti IMI hanno diritto all’inclusione, nel computo dell’emolumento aziendale in questione, anche degli incrementi di contingenza, maturati successivamente al 28/2/86 (Trib. Roma 17/3/97, pres. Zecca, est. Pagetta, in D&L 1997, 818, n. Ruini)
  6. In ipotesi di orario di lavoro fisso, dalle 6.30 alle 12.30, per sei giorni settimanali, la mezz'ora di indennità di lavoro notturno quotidianamente erogata deve essere inclusa nella retribuzione corrisposta per le giornate di ferie, in quanto facente parte della "normale" retribuzione di cui all'art. 7 della Convenzione OIL 130/70; mentre non va invece computata nel calcolo della tredicesima mensilità, atteso il tenore dell'art. 60 Ccnl di settore, che elenca analiticamente le voci che concorrono a formarla, senza includervi l'indennità per lavoro notturno (Trib. Milano 23 dicembre 1999, est. Mascarello, in D&L 2000, 442)
  7. Il compenso previsto dal patto di non concorrenza può essere corrisposto mensilmente nel corso del rapporto di lavoro, anziché dopo la cessazione dello stesso, purché nell'ambito del regolamento economico del patto sia diversificata la parte relativa al compenso per il lavoro da quella relativa al compenso per il patto; tuttavia, l'esiguità del compenso, valutata in relazione alla misura della retribuzione percepita dal lavoratore, all'estensione territoriale e oggettiva del divieto di svolgere attività lavorativa e alla professionalità del lavoratore, determina la nullità del patto (nella specie , il Tribunale ha ritenuto incongruo il compenso di L. 100.000 mensili a fronte di una retribuzione di L. 2.800.000 mensili, per un obbligo di non concorrenza esteso a tutto il territorio nazionale, a ogni tipo di prestazione, anche autonoma, e riferito a tutte le attività svolte presso il datore di lavoro) (Trib. Milano 16/6/99, pres. est. Mannaccio, in Riv. it. dir. lav. 2000, pag. 728, con nota di Pilati, Sulla nullità del patto di non concorrenza per esiguità del compenso corrisposto nel corso del rapporto di lavoro)
  8. Ai sensi dell'art. 2100 c.c. e dell'art. 11, disciplina speciale, parte prima, c.c.n.l. del settore metalmeccanico privato, hanno diritto all'indennità di cottimo i lavoratori addetti a linea produttiva c. d. a catena, con tempistica fissata dalla direzione in relazione al numero di pezzi previsti e scandita dal suono di una campana, i quali, ove non riescano a completare l'operazione loro affidata, devono segnalarlo al compagno di lavoro dell'operazione successiva facendo affidamento su di lui perché porti a compimento la prima operazione, venendo rimpiazzati dai c. d. soccorritori o da superiori solo per le pause fisiologiche o a fine lavoro, in caso di inconvenienti dovuti a cause tecniche (Trib. Milano 16/9/00, pres. e est. Ruiz, in Foro it. 2001, pag. 362)
  9. L’affidamento ad un portalettere, in aggiunta alle ordinarie mansioni, dell’attività di consegna di stampe di peso superiore a 500 gr., non dà diritto al lavoratore ad alcun compenso aggiuntivo. La circolare dell’Ente poste Italiane s.p.a. n. 2 del 7/4/94, con la quale si determina un tempo di lavoro di 10 minuti per la consegna di stampe di peso superiore a 500 gr., non può essere interpretata nel senso di attribuire al portalettere che effettui tale consegna una retribuzione aggiuntiva commisurata a tale parametro (Corte Appello Bari 26/6/00, pres. e est. Berloco, in Lavoro giur. 2000, pag.1033, con nota di Farina, Consegna di corrispondenza di peso superiore ai 500 gr.: lavoro straordinario o esercizio del potere direttivo?)
  10. L'attività di portierato presso un ente teatrale, effettuata, ancorchè con carattere di sistematicità, nel corso della notte, configura lo svolgimento di lavoro notturno, con conseguente diritto del portiere a percepire le maggiorazioni retributive previste dal contratto collettivo (Consiglio di Stato 5/6/2001, n. 3000, Pres. Ruoppolo, Est. Chieppa, in Foro it. 2003, parte terza, 99)
  11. La retribuzione contributiva, a cui per i dipendenti degli enti locali si commisura, a norma dell'art. 4, l. 8/3/68, n. 152, l'indennità premio di servizio è costituita solo dagli emolumenti testualmente menzionati dall'art. 11, comma 5°, legge cit., la cui elencazione ha carattere tassativo e la cui dizione "stipendio o salario" richiede un'interpretazione restrittiva, alla luce della specifica menzione, come componenti di tale voce, degli aumenti periodici, della tredicesima mensilità e del valore degli assegni in natura (Corte Appello Milano 22/3/01, pres. Mannaccio, est. Ruiz, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 180)
  12. Le mance corrisposte ai lavoratori con carattere di continuità e abitualità possono acquistare natura retributiva solo ove uno specifico accordo negoziale individuale o collettivo determini, con effetti di natura costitutiva, le condizioni perché tali emolumenti debbano essere considerati, in parte o in tutto, integrativi della retribuzione; a tale stregua deve riconoscersi natura retributiva a quanto spettante al lavoratore per il c.d. punto mance, costituito da quota parte delle mance versate dalla clientela e ripartite tra i lavoratori dalla c.d. "commissione punto mance" in misura variabile in relazione al tipo di attività espletata. (Cass. 1/7/2002, n. 9538, Pres. Prestipino, Est. Guglielmucci, in Riv. it. dir. lav. 2003, 501, con nota di Andrea Pardini, Interpretazione della clausola collettiva ambigua secondo il criterio di armonizzazione)

I. Rinvii

  1. V. la voce Ferie - Indennità sostitutiva e risarcimento del danno
  2. V. la voce Dirigenti - Indennità supplementare