CONTRATTI DI SOLIDARIETA'

Questione 1

Cosa sono i contratti di solidarietà?

I contratti di solidarietà sono stati introdotti nel nostro ordinamento nel 1984, allorquando veniva emanato il DL 726, convertito in L. 863. Alcune modifiche alle originarie disposizioni legislative sono state introdotte dalla L. 236 del 1993. I contratti di solidarietà comportano, in sostanza, una riduzione dell’orario di lavoro e possono essere stipulati dai sindacati maggiormente rappresentativi. Tali contratti vengono denominati difensivi o espansivi, a seconda che la riduzione d'orario serva ad evitare in tutto o in parte il licenziamento, ovvero ad assumere personale nuovo. Il caso più importante, soprattutto nell'attuale congiuntura economica, è sicuramente il primo: in questo caso, è innanzi tutto prevista, per non più di 24 mesi, una integrazione salariale a favore del lavoratore e a carico della Cassa integrazione guadagni, nella misura del 50% della retribuzione perduta a seguito della riduzione d'orario. Tale integrazione è però dovuta solo ai dipendenti di imprese industriali; per le altre imprese è prevista la corresponsione, sempre per un massimo di 24 mesi, di un contributo pari alla metà della retribuzione non dovuta a seguito della riduzione; tale contributo è diviso a metà tra l'impresa e i lavoratori interessati. In ogni caso, il lavoratore non subisce danni in ordine alla maturazione e all'ammontare della pensione.

Il datore di lavoro è incentivato alla stipulazione dei contratti di solidarietà mediante sgravi e contributi. Si è già detto del contributo dovuto alle imprese non industriali. Per le imprese industriali era previsto, dal 10/3/93 e non oltre il 31/12/95, uno sgravio dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti per i lavoratori interessati. Inoltre, sempre dall'1/1/93 e fino al 31/12/95, l'imprenditore industriale aveva diritto ad un contributo pari ad un quarto delle retribuzioni non dovute a seguito della riduzione d'orario.

Questione 2

Quali sono le conseguenze del contratto di solidarietà sui contributi e sui principali istituti del rapporto di lavoro?

Sul piano contributivo-previdenziale la riduzione d'orario è priva di effetti per il lavoratore, in quanto la stessa viene coperta dall'INPS con contributi figurativi.

I giorni di ferie spettanti non mutano. Tuttavia, mentre i giorni di ferie maturati prima dell'inizio della riduzione di orario dovranno essere pagati con la retribuzione piena, quelli maturati dopo dovranno essere pagati avendo come parametro la retribuzione ridotta. Lo stesso discorso vale per la malattia e la maternità. Se la malattia o lo stato di gravidanza sono iniziati prima dell'inizio della riduzione d'orario, la relativa indennità deve essere conteggiata sulla base della retribuzione piena. Se sorgono dopo, sulla base della retribuzione ridotta. Sempre allo stesso regime sono sottoposti anche i permessi contrattuali e il congedo matrimoniale. Le ore di allattamento, per le lavoratrici madri, non subiscono invece variazioni.

Ogni attività di lavoro straordinario deve ritenersi preclusa, e solo in casi di forza maggiore può essere consentita, ma in tal caso ne deve essere data immediatamente notizia all'Ispettorato Provinciale del lavoro.

Il Trattamento di Fine Rapporto (la c.d. liquidazione) non subisce variazioni, in quanto tale istituto deve essere conteggiato sulla base della retribuzione che il lavoratore avrebbe avuto diritto di percepire, nel periodo di riduzione di orario di lavoro.

Durante il periodo di vigenza del contratto di solidarietà, infine, è fatto divieto al datore di lavoro di procedere a licenziamenti per riduzione di personale.